Bussola sul Mare Italia: “Attenzione ai prezzi”

Bussola sul Mare Italia: “Attenzione ai prezzi”
22 Aprile 07:00 2026

Più che Mare Italia, mare nostrum. La bussola del turista-villaggista punta verso sud-ovest e si tuffa idealmente nelle acque del Mediterraneo, sempre più ad alto gradimento dopo il rimbalzo Golfo, che potrebbe determinare un radicale cambiamento di lettura per l’estate che verrà. Uno scenario difficilmente immaginabile solo poche settimane fa, ma che l’escalation militare in Medio Oriente ha drasticamente plasmato, contribuendo ad alimentare i mille dubbi che attanagliano i consumer. Spazi aerei chiusi, rotte tagliate, crisi carburante, tariffe più care: ecco la catena che può avere un peso determinante nello spostamento dell’asse del travel.

In uno scenario simile lo Stivale calza a pennello per le esigenze del mercato attuale: insieme a Spagna e Francia, l’Italia viene percepita come una meta sicura e registra un forte aumento delle richieste per il turismo balneare. E, stavolta, se Atene piange, Sparta può sorridere. Detto senza alcun cinismo, ma in base a un’analisi dei fatti, condotta con alcuni tra i player della resortistica di casa nostra, che incrociano le dita per la stagione a venire, senza però cantare vittoria ante tempus.

IPOTESI ARGENTO

Pier Ezhaya, presidente di Astoi e general manager tour operating di Alpitour World, in un’intervista a L’Agenzia di Viaggi Magazine si è detto sicuro che «il mare Italia beneficerà di un effetto rimbalzo», auspicando una stagione, se non d’oro, «almeno d’argento, ma bisogna avere equilibrio e non speculare troppo sul prezzo».

È possibilista il direttore generale di Futura Vacanze, Stefano Maria Simei: «È plausibile attendersi un incremento dell’attività sul Mare Italia, sebbene la tendenza non sia ancora stata osservata in maniera significativa. È necessario, tuttavia, valutare attentamente l’aumento dei costi e dei prezzi di vendita, tenendo conto della capacità economica dei viaggiatori», tiene a sottolineare.

«Il sentiment è positivo e coerente con un trend già in atto – afferma anche Marcello Mangia, presidente & ceo di Mangia’s – Nelle prime settimane di conflitto non abbiamo registrato cali significativi delle prenotazioni. Ora il nostro portafoglio sta mostrando una buona tenuta, confermando una base di domanda solida e resiliente. Il booking procede con un ritmo stabile e l’Italia rafforza lo status di destinazione sicura, affidabile e capace di offrire un’esperienza completa, fattore che incide soprattutto sugli stranieri. Per questo guardiamo all’estate con fiducia».

C’è però chi non è del tutto convinto che l’effetto Golfo sia un affluente che si getta nelle braccia del Mare Italia. Massimo Diana, direttore commerciale di Ota Viaggi – che sul tema incentra la convention Obiettivo X in Basilicata – è del parere che «questa lettura rischi di essere un falso mito. È vero che, in una fase di instabilità internazionale, il Mare Italia appare una scelta più vicina e rassicurante, ma non significa automaticamente trovarsi davanti a una stagione in forte accelerazione. Il cliente è molto indeciso: c’è interesse, ma anche prudenza, che si traduce in una maggiore difficoltà a trasformare l’interesse in prenotazione».

Vede invece «un quadro più sfumato» Salvatore Piazza, vicedirettore generale Th Resorts: «È vero che l’instabilità internazionale tende a favorire le destinazioni percepite come sicure e vicine, e in questo senso il Mare Italia è avvantaggiato. Al momento, però, registriamo più prudenza che euforia: le famiglie aspettano, valutano con attenzione e prenotano più sotto data. Quindi sì, ci sono le condizioni per una buona estate, ma non parlerei già di boom».

OK, IL PREZZO È GIUSTO?

Se il Mare Italia sarà capace di surfare l’onda giusta, molto dipenderà dal binomio prezzi-vendite, ma siamo allo stallo, nota Simei: «Per ora rileviamo incrementi modesti. Molti consumatori attendono l’evoluzione della situazione. Se balzo in avanti ci sarà, è plausibile ipotizzare un aumento di quasi il 10% rispetto alle previsioni di budget già definite. Per quanto riguarda i costi, si prevede un salto significativo qualora il conflitto non dovesse cessare a breve: si stima una crescita a due cifre, una parte o la totalità della quale dovrà essere assorbita dai viaggiatori».

Quello del prezzo, conferma Diana, «è e resterà uno dei fattori più determinanti nella scelta della vacanza. Negli ultimi anni l’Italia è stata percepita da una parte del mercato come una destinazione più cara rispetto ad altre mete estere ed è logico attendersi una pressione al rialzo. La sfida, per gli operatori, sarà quella di mantenere il prodotto vacanza competitivo non solo sul prezzo, ma sul rapporto complessivo tra affidabilità, qualità, servizi e garanzie offerte. Le vendite stanno dando segnali di tenuta e, in alcuni casi, di lieve miglioramento, ma non stiamo vedendo quel balzo che qualcuno immaginava».

Cauto anche Piazza: «Le vendite stanno dando segnali positivi, ma non omogenei. Le prenotazioni ci sono, ma ancora nessuna accelerazione generalizzata. È giusto aspettarsi una crescita rispetto al 2025, ma più nell’ordine di una progressione graduale – tra il +5% e il +10% – piuttosto che un’impennata improvvisa. Molto dipenderà da come evolverà il contesto internazionale. Naturalmente il tema prezzi resta centrale e oggi dobbiamo fare i conti con aumenti legati a energia, trasporti e materie prime».

Mangia vede segnali già concreti sul piano delle vendite, ma «più che un balzo improvviso, ci attendiamo una crescita progressiva e ben distribuita, che rappresenta la base più solida per uno sviluppo duraturo del mercato. Stiamo registrando una dinamica positiva, con prenotazioni in anticipo rispetto al 2025, +15%, crescono Regno Unito e Germania, stabili Francia e Italia. Quanto ai prezzi, resteranno competitivi ed è una scelta precisa. Vogliamo evitare dinamiche di rialzo non necessarie, mantenendo un equilibrio sostenibile tra accessibilità e qualità dell’offerta, soprattutto considerando che operiamo su destinazioni come Sicilia e Sardegna».

SARDEGNA, IL NODO VOLI

Dici estate e dici Sardegna. Una cartolina che tutti vogliono ammirare dal vivo, ma con un punto interrogativo grande così: quello legato ai collegamenti aerei. Sarà finalmente l’estate buona considerando la “nuova” continuità territoriale?

Punto sul quale Mangia concorda: «Il tema dell’accessibilità resta strategico per la Sardegna. Negli ultimi anni abbiamo visto segnali concreti di miglioramento, con una crescente attenzione allo sviluppo dei collegamenti e all’apertura verso nuovi mercati internazionali. La continuità territoriale rappresenta un passo avanti importante e ci sono tutte le condizioni perché la Sardegna possa esprimere appieno il proprio potenziale anche nella prossima stagione».

E potrà accadere, è il pensiero telegrafico di Simei, «a condizione che il costo del volo rimanga contenuto. Il che potrebbe non verificarsi con certezza».

«Ce lo auguriamo – è l’auspicio di Diana, anche perché per Ota Viaggi la Sardegna è il core business – Il tema dei collegamenti resta uno snodo decisivo, perché incide sia sull’accessibilità della destinazione che sulla percezione di convenienza del cliente. Eventuali tensioni legate ai costi, a partire da quelli energetici e del carburante, possono influire negativamente sulla domanda. La Sardegna resta molto attrattiva, ma ha bisogno di condizioni di trasporto stabili, sostenibili e realmente favorevoli al mercato».

Anche per Th Resorts l’isola su cui sventola la bandiera dei Quattro Mori rimane una delle destinazioni più richieste, ma – conferma Piazza – «il tema dell’accessibilità è decisivo. La nuova continuità territoriale è un passo importante, può dare più stabilità e visibilità all’offerta voli. Il vero banco di prova, comunque, sarà la capacità di garantire frequenze adeguate e prezzi sostenibili, soprattutto in questa situazione, e servirà capire l’effettiva disponibilità dei voli».

SOS PERSONALE

Con tutte le incognite del caso, il Mare Italia lucida la corazza per entrare a passo di carica nell’high season. Ma il tallone d’Achille c’è e si vede: la carenza di personale. «Resta una delle criticità più evidenti del comparto – osserva Diana – Le nuove generazioni hanno un approccio diverso rispetto al passato ed è un dato di fatto con cui imprese e manager devono confrontarsi. Piaccia o no, serve una capacità nuova di ricalibrare i modelli organizzativi, i tempi, le condizioni e il modo in cui il lavoro viene proposto».

Per Piazza «è una delle principali criticità del settore, ma ci sono segnali di miglioramento rispetto al post pandemia. Stiamo ultimando i preparativi per l’Academy al Th Ostuni di maggio, a testimonianza del fatto che abbiamo da sempre investito su formazione, fidelizzazione e percorsi di crescita interna. La vera sfida è rendere il settore sempre più attrattivo, puntiamo molto sulla Scuola Italiana di Ospitalità».

Anche per Mangia «il tema è centrale, ma oggi lo leggiamo sempre più come un’opportunità di evoluzione del settore. Per questo lavoriamo con grande anticipo, rafforzando pianificazione e attività di recruiting. Dobbiamo garantire continuità operativa e mantenere elevati standard qualitativi, specie nei periodi di maggiore concentrazione della domanda, giugno-settembre. In questo senso il tema è una leva strategica su cui costruire crescita e valore nel tempo».

«Il settore – chiude Simei – presenta una grande debolezza, caratterizzata da mancanza di professionalità e una ridotta capacità di attrarre talenti qualificati. Per garantire qualità dei servizi, adeguamento dei salari e fidelizzazione del personale, va estesa la stagionalità oltre i limiti attuali».

L'Autore

Fabrizio Condò
Fabrizio Condò

Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004

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