Confturismo, solo il 16% dei centri minori genera appeal

Confturismo, solo il 16% dei centri minori genera appeal
08 Luglio 11:57 2026

Su oltre 2.130 Comuni delle aree interne, solo 350 – ovvero il 16% del totale – riescono a esprimere la propria vocazione turistica: destinazioni che generano mediamente 128 milioni di pernottamenti con una spesa che vale 25 miliardi di euro.

È quanto emerso in occasione del forum organizzato dalla “nuova” Confturismo guidata da Manfred Pinzger. Un forum dal tema avvincente e vincente: turismo è territorio, ovvero il valore del nostro Paese che si esprime in tipicità tutte da esplorare e scoprire.

Tema centrale che ha preso spunto dalla ricerca “Il valore turistico dei centri minori”, illustrata da Andrea Appetecchia di Isfort.

Il vero problema è come portare l’ospite, turista, straniero o italiano, a vivere le esperienze dell’entroterra e sviluppare nuove destinazioni. Autentiche sfide dell’accessibilità e della fruibilità, che richiedono progettualità, investimenti e programmazione. Oltre ovviamente alle idee forti che devono guidare questo percorso.

Alcune le ha espresse il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, che ha osservato: «Tutta l’Italia è al centro dell’interesse dei viaggiatori e non c’è una parte minore del Paese. Oggi il turista è tecnologico e non più casuale, è molto informato e questo implica una serie di accorgimenti nell’ospitalità. Inoltre dobbiamo partire dal concetto che l’ospite straniero può diventare un importante “ambasciatore” del nostro Paese. E questo impone un approccio più attento da parte di tutti gli operatori della filiera».

«Ecco perché – ha spiegato Mazzi – per il Mitur diventa strategica una linea politica che punta a valorizzare tutta l’Italia, in particolare quella dei borghi e delle aree interne. Noi al ministero stiamo investendo e programmando molto sui Cammini spirituali, riprendendo il modello vincente di Santiago di Campostela. E il 30 luglio lanceremo il Cammino di Francesco, che unificherà comuni e territori: partirà da Firenze, poi Rimini, Ascoli Piceno e Roma. Faremo una campagna sui turisti spirituali che rappresentano una importante moltitudine».

«Oltre a  questo itinerario – ha aggiunto Mazzi – stiamo lavorando su altri Cammini Spirituali, considerando che ne abbiamo censiti più di 150 per un totale di 33mila chilometri. Poi a ottobre, in collaborazione con la Polonia, lanceremo i Cammini di Giovanni Paolo II».

Mazzi si è poi soffermato sul cicloturismo, altro fenomeno che può contribuire a valorizzare i centri minori e l’entroterra: «Vorremmo ideare una sorta di Giro d’Italia per i cicloturisti sulla falsariga della gara più popolare di questo sport nel nostro Paese. Le tappe di questo cicloturismo saranno le cantine, i frantoi ed i piccoli borghi. Anche attraverso queste proposte passa, infatti, la redistribuzione dei flussi turistici che è una necessità, oltre a rappresentare una strategìa di sviluppo».

Il rafforzamento del turismo nelle aree interne potrebbe inoltre contribuire a contrastare lo spopolamento e a distribuire in modo più equilibrato i flussi turistici sul territorio nazionale. Una sfida che si intreccia però con alcune criticità strutturali: l’84% dei Comuni interessati è classificato come periferico e il 91% come ultraperiferico, con evidenti difficoltà di accesso ai servizi essenziali.

Ecco perché è l’intermodalità la soluzione richiesta a gran voce dagli operatori, come hanno avuto modo di ribadire Franco Gattinoni, presidente di Fto e Gianmario Pileri, presidente di Fiavet, intervenuti al forum.

Gattinoni Forum Confturismo

«Non possiamo immaginare il turismo senza trasporti – ha osservato Gattinoni – Basti pensare al segmento turistico intercontinentale che nel 90% si muove attraverso la filiera del turismo organizzato. Cinesi e americani non si muovono se non hanno al loro fianco il proprio operatore e agente di viaggi. Da qui la necessità di puntare su due obiettivi: collaborazione vera tra pubblico e privato e programmazione. In Sicilia e Sardegna, ad esempio, non si sa mai quali vettori opereranno e quindi quali interlocutori avere a disposizione per pianificare. Il governo si deve muovere su questo fronte caldo».

Accanto alla programmazione c’è un deficit operativo evidenziato da Pileri: «Non poter programmare è un deficit operativo grave, ma dobbiamo anche parlare di investimenti sui collegamenti su altre direttrici ad alta vocazione turistic. È assurdo, ad esempio, che Verona non disponga di un volo diretto su Roma, come è scandaloso che un volo sulla tratta Venezia-Roma possa arrivare a costare 900 euro. Inoltre, per aree come le due isole maggiori, Sardegna e Sicilia, c’è un problema serio dell’ultimo miglio che va risolto se si vuole davvero valorizzare l’entroterra».

Al termine del forum il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, e il presidente di Confturismo, Manfred  Pinzger, hanno ribadito  alcuni passaggi chiave che gli operatori e imprenditori del settore turistico chiedono al governo: innanzitutto la ricalibrazione dei bandi di investimento (Small-Scale), la  semplificazione e l’agevolazione in materia giuslavorista per i contratti stagionali e le prestazioni occasionali.

E ancora gli incentivi per la resilienza al cambiamento climatico e per la diversificazione e l’innovazione dell’offerta turistica. Infine una semplificazione dell’autorizzazione agli investimenti per interventi strutturali.

L'Autore

Andrea Lovelock
Andrea Lovelock

Giornalista, esperto di travel industry, docente di Comunicazione turistica. Appassionato di musica e viaggi on the road.

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