Porte sbarrate per l’allerta Ebola. Il primo provvedimento in merito porta la firma degli Emirati Arabi Uniti, che dal 6 giugno hanno sospeso il visto e imposto il divieto di ingresso ai viaggiatori provenienti da Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Sud Sudan, gli Stati più colpiti dal virus.
La misura viene applicata anche a chi transita in questi Paesi, a meno che non vi abbia soggiornato più di 21 giorni prima dell’arrivo negli Emirati. I voli commerciali e il trasporto merci, invece, continuano a operare normalmente.
Per gli aggiornamenti ufficiali degli Emirati su Ebola fa fede il portale del Ministry of Health and Prevention (MoHap), che monitora la situazione garantendo che non ci siano casi di contagio nel Paese.
Altre note, mica tanto a margine.
L’Italia ha introdotto l’obbligo di dichiarazione per chi proviene da queste aree.
Con l’inizio dei Mondiali di calcio, gli Stati Uniti hanno chiesto all’Europa più restrizioni ai viaggi dall’Africa centrale: la nazionale congolese è stata autorizzata a entrare negli Usa dopo aver trascorso 21 giorni in una bolla di isolamento in Belgio
La Commissaria Ue per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, ha annunciato altri 16,5 milioni di euro di sostegno da parte di Bruxelles per fermare l’epidemia. «La sicurezza sanitaria – ha sottolineato – è una responsabilità condivisa: i virus non si fermano alle frontiere e non si curano della politica».
IL DIKTAT DEGLI EMIRATI
Negli Emirati, ad annunciare ulteriori misure precauzionali per prevenire il pericolo Ebola, sono state l’Autorità nazionale per la gestione delle emergenze, delle crisi e dei disastri (Ncema) e l’Autorità federale per l’identità, la cittadinanza, le dogane e la sicurezza portuale (Icp).
Interventi che – riferisce Wam, l’agenzia di stampa ufficiale del governo degli Emirati – “rientrano nella strategia proattiva per salvaguardare la salute pubblica e migliorare la prontezza nazionale in risposta agli sviluppi relativi a virus”.
Le autorità hanno precisato che la decisione potrebbe essere prorogata in base all’evoluzione della situazione sanitaria – che sarà riesaminata ogni giovedì alle 10 dal Comitato nazionale per la preparazione e la risposta ai rischi per la salute pubblica – e alle continue valutazioni del rischio.
Dal provvedimento sono esentati: “i cittadini degli Emirati, i diplomatici, importanti” commercianti/imprenditori provenienti da Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Sud Sudan, come identificati dalle autorità competenti”.
I viaggiatori autorizzati a entrare saranno soggetti alle misure sanitarie applicabili, tra cui: “quarantena sanitaria in struttura dedicata, test medici a proprie spese, monitoraggio sanitario per 21 giorni, secondo le indicazioni delle autorità competenti”.
NEL RESTO DEL MONDO
L’Uganda ha chiuso temporaneamente i confini con la Repubblica Democratica del Congo per limitare i contagi, consentendo il passaggio solo per aiuti umanitari, trasporti di cibo, sicurezza e operatori sanitari, comunque sottoposti a rigidi screening.
Come già accennato, in Italia è in vigore un regime di stretta vigilanza e l’obbligo di dichiarazione per i viaggiatori che arrivano da Congo e Uganda.
Negli Usa i Cdc – Centers for Disease Control and Prevention – hanno imposto lo stop all’ingresso per i cittadini stranieri provenienti da Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Sud Sudan.
L’Unione europea sta potenziando il supporto medico e logistico per contenere l’epidemia, evitando blocchi totali per garantire l’arrivo degli aiuti.
Con situazione in divenire, l’Organizzazione Mondiale della Samità (Oms) raccomanda di non attuare chiusure generalizzate delle frontiere internazionali che potrebbero ostacolare l’arrivo di aiuti e personale medico.


