Egitto, maxi piano Youssef per il turismo – L’intervista

Egitto, maxi piano Youssef per il turismo – L’intervista
04 Agosto 07:00 2026

Nonostante uno scenario geopolitico regionale a dir poco complesso, l’Egitto continua a macinare numeri da record, registrando una crescita turistica a doppia cifra. Tanto che la scommessa di raggiungere 30 milioni di arrivi entro fine decennio non sembra nemmeno troppo azzardata. Di grandi sfide, visione strategica e trasformazioni in atto nel settore turistico egiziano abbiamo parlato con Ahmed Youssef, ceo dell’Egyptian Tourism Authority, in un incontro insieme allo Sheraton Hotel del Cairo in una calda sera d’estate, con il Nilo illuminato da una strepitosa luna piena a fare da sfondo.

Partiamo dai numeri: come sta andando il turismo egiziano?
«Lo scorso anno abbiamo accolto 19 milioni di viaggiatori, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente. Un trend che quest’anno ha risentito della situazione geopolitica internazionale, ma anche avendo un conflitto ai nostri confini, siamo comunque riusciti a garantire oltre il 5% di crescita. La vera sfida oggi non riguarda la sicurezza, l’Egitto è un Paese completamente sicuro, non abbiamo registrato un solo incidente, ma economica, che spinge circa il 30% dei viaggiatori europei a preferire vacanze più vicine a casa e spostamenti in auto. Se la congiuntura economica globale fosse più favorevole, i risultati sarebbero ancora migliori. Il nostro obiettivo resta comunque una crescita annua tra il 20 e il 25%».

In particolare, come sta performando il mercato italiano rispetto al passato?
«È uno dei mercati più dinamici. Mentre l’Europa nel complesso rallenta, l’Italia va in controtendenza. A fronte di una crescita media del 5-6% da tutte le nazionalità, il mercato italiano segna un +15%, ma nei mesi di gennaio e febbraio, prima delle tensioni in Medio Oriente, aveva toccato il +40%. Le mete più richieste restano Sharm el-Sheikh e Marsa Alam, che tiene bene anche d’estate, mentre Hurghada è in calo. Un dato molto positivo è l’aumento dei viaggiatori individuali, segno di una fiducia sempre maggiore verso il Paese. Significa che le persone iniziano a sentirsi a proprio agio nel venire in Egitto da sole, prenotare il volo, l’hotel, e muoversi liberamente. Per me è un ottimo indicatore per il futuro».

Quali sono i piani di sviluppo infrastrutturale, tra hotel, aeroporti e alta velocità?
«Dietro la crescita del turismo egiziano c’è un piano infrastrutturale imponente, che va ben oltre il settore turistico in senso stretto. Negli ultimi dieci anni il governo ha investito circa il 20% del Pil in infrastrutture: abbiamo costruito grandi impianti per il settore energetico, strade, aeroporti e nuove città, come la Nuova Capitale e New Alamein, per rilanciare il Paese nel suo complesso. Il piano è raddoppiare gli arrivi turistici, portandoli da circa 15-16 milioni ad almeno 30 milioni, attraverso una strategia che si regge su tre pilastri: la capacità ricettiva, la capacità aerea e l’esperienza del turista. Sul fronte alberghiero, l’obiettivo è di raggiungere 450.000 camere per servire i 30 milioni di turisti annui che ci siamo prefissati entro il 2030. Oggi siamo a 240.000, con altre 35.000 in costruzione e nei prossimi anni supereremo probabilmente le 300.000 camere. Quindi siamo sulla buona strada. Il secondo pilastro è raddoppiare la capacità delle compagnie aeree, non solo il vettore nazionale, con incentivi ai voli e accordi con charter e low cost. Di conseguenza sviluppare gli aeroporti per assorbire più capacità. L’area del Cairo dispone oggi anche dello scalo di Sphinx, a ridosso delle piramidi e del Great Egyptian Museum, mentre la costa nord è passata da un solo aeroporto a tre scali. Il terzo punto è migliorare l’esperienza del turista, che passa anche dalla trasformazione digitale e dalla velocità degli spostamenti interni. Grazie a nuove strade oggi si può visitare Luxor in giornata partendo da Hurghada. Inoltre, abbiamo un progetto ferroviario con la società italiana Arsenale e lanceremo presto il treno ad alta velocità Cairo-Assuan, che ridurrà i tempi di percorrenza dalle attuali 13 ore a 4-5 ore. Anche l’accesso al Paese si sta semplificando con l’introduzione del visto elettronico, presto affiancato anche dal visto all’arrivo tramite Qr code».

La costa nord gioca un ruolo fondamentale in questa strategia con lo sviluppo di New Alamein, sono previsti altri progetti in quell’area?
«Storicamente meta balneare amata dagli egiziani, con lo sviluppo di New Alamein la costa nord egiziana punta ora a diventare una destinazione internazionale, anche grazie alla presenza di tre aeroporti. Solo quello di Alamein la scorsa estate ha registrato una crescita del 500%. La maggior parte degli investimenti resta egiziana, ma non mancano i grandi progetti stranieri, come Ras El Hekmah, joint venture da 100 miliardi di dollari con gli Emirati Arabi Uniti, e Ras Alam El Rum, sviluppato invece con il Qatar. Sono progetti giga che daranno risultati tangibili non prima di cinque-sette anni, ma la chiave sarà costruire più hotel, perché oggi l’offerta è composta soprattutto da seconde case di proprietà egiziana. Intanto la stagione, un tempo concentrata tra giugno e settembre, si sta già allungando da aprile a novembre, grazie anche a un clima più mite rispetto all’Europa in piena estate. Alamein potrà diventare, come già accade a Hurghada e Marsa Alam, una vera seconda casa per molti europei».

In questo quadro, come si posiziona il Cairo, può diventare una destinazione autonoma, oltre che un semplice punto di passaggio?
«Fino a poco tempo fa Il Cairo era una tappa di due o tre notti prima di proseguire verso Luxor o Assuan. Oggi la stiamo riposizionando come destinazione a sé, con nuovi hotel nell’area di Giza, nuovi aeroporti come lo Sphinx vicino alle piramidi, e nuove attrazioni: al Museo di Tahrir e al Museo della Civiltà si è aggiunto il Grand Egyptian Museum, e non ci fermeremo qui. È a tutti gli effetti una meta da “city break”, dove restando una settimana si può fare qualcosa di diverso ogni giorno, senza mai annoiarsi».

A proposito di Grand Egyptian Museum, ha rispettato le aspettative in termini di visitatori?
«Nei primi giorni dopo l’apertura abbiamo registrato una media di 25.000 visitatori al giorno, tanto che abbiamo dovuto limitare l’accesso a 15.000 persone per garantire un’esperienza di qualità. Non si tratta solo di numeri, ma dell’immagine del Paese. Il Gem non è semplicemente un altro museo, è storia vivente, il culmine di un lungo lavoro di valorizzazione dei nostri siti archeologici. Rispetto al vecchio Museo di Tahrir la differenza è evidente: qui c’è tecnologia, intelligenza artificiale, prenotazione online. Non è grande solo per le dimensioni, ma per l’idea di futuro che rappresenta per l’archeologia e la cultura egiziana».

Quali nuovi prodotti turistici state promuovendo, in particolare verso l’Italia?
«Oltre al Cairo, Alessandria e crociere sul Nilo, puntiamo su nuovi prodotti. Il turismo spirituale, con la rotta della Sacra Famiglia tra Cairo, Alessandria, Minya e Assiut, Santa Caterina nel Sinai e i percorsi legati al primo monastero della storia e alla tradizione monastica egiziana, luoghi che affascinano chiunque, non solo chi ha fede. L’ecoturismo, contiamo già 30 aree protette e l’obiettivo per il 2030 è portare tra il 25 e il 30% del territorio sotto tutela ambientale. E il birdwatching: l’Egitto è uno dei corridoi migratori più importanti al mondo, a Ras Mohamed in ottobre transitano fino a 500.000 uccelli, al monte Galala si osservano aquile e falchi dall’alto, e al Lago Nasser si incrociano rotte tra Europa e Sudafrica».

Come conciliate crescita del turismo e sostenibilità?
«Vogliamo mantenere l’equilibrio tra un grande numero di turisti e la necessità di preservare i nostri hotel, le nostre antichità, il nostro ambiente, perché l’overtourism finirebbe per danneggiare ciò che vogliamo proteggere. Va in questa direzione anche la diversificazione dell’offerta verso nicchie a più alto valore aggiunto, che ci permette di attrarre viaggiatori che spendono di più senza moltiplicare i numeri complessivi. Lavoriamo per aprire nuovi siti archeologici, oggi circa 200 siti restano temporaneamente chiusi al pubblico proprio per preservarli in attesa di una domanda sufficiente a giustificarne l’apertura sostenibile. In luoghi ad alto afflusso, come le piramidi, l’accesso è stato invece riorganizzato, con l’introduzione di bus elettrici al posto dei veicoli privati per limitare l’impatto ambientale, un modello che estenderemo ad altri siti. Sul fronte ambientale, l’Egitto punta a raggiungere entro il 2030 il 25% di energia pulita, e anche il settore alberghiero si sta adeguando. A Sharm El Sheikh, oltre il 50% degli hotel ha già adottato pratiche sostenibili, un’eredità diretta della Cop27 ospitata in città nel 2022».

Vi avvalete, e come, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie?
«Per noi è fondamentale ascoltare costantemente la voce del cliente. L’intelligenza artificiale e gli strumenti digitali ci permettono di monitorare i social media, raccogliere il feedback dei nostri clienti, non solo attraverso hotel o aziende partner che fanno sondaggi, ma anche tramite quello che chiamiamo brand health. Ovvero come le persone percepiscono l’Egitto, dove sono le nostre criticità, dove possiamo migliorare, condividendo poi i risultati con governo e settore privato».

Cosa rende davvero unica l’esperienza di visitare l’Egitto?
«L’autenticità. Le persone non vengono solo per i monumenti, la spiaggia o la gastronomia, ma per il contatto umano, che qui è vivo da settemila anni. Nella storia dell’Egitto si sono intrecciate tante civiltà, greci, romani, arabi, ottomani, britannici, francesi, e fino agli anni Sessanta anche una folta comunità italiana e greca. In molte destinazioni il visitatore non entra mai davvero in contatto con la popolazione locale. In Egitto è l’esatto contrario, ed è il nostro vero valore aggiunto: musica, cibo, racconti, un patrimonio immateriale di cui le persone, sempre più stanche della tecnologia, hanno un bisogno crescente».

Un messaggio finale per i lettori italiani?
«L’Egitto ha ancora moltissimo da offrire e da far scoprire: venite più spesso, non ve ne pentirete. Tra i nostri due popoli esiste un legame che va oltre la politica e i governi. L’Italia è il nostro primo partner commerciale in Europa, e non parlo solo di economia ma di persone: qui abbiamo istituzioni italiane storiche, come la scuola Don Bosco, e scuole di formazione turistica che ogni anno formano professionisti destinati a lavorare sia in Egitto sia in Italia. Più che due Paesi distinti, mi piace pensare che siamo come le due facce di una stessa medaglia».

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Maria Grazia Casella
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