Ezhaya e la parabola della marmellata

Ezhaya e la parabola della marmellata
12 Febbraio 07:00 2026

MILANO – Pane, travel e marmellata. Pier Ezhaya illustra la nuova ricetta sul palco di Bit, intervenendo al panel “Il futuro del turismo e le trasformazioni in atto per il comparto del turismo organizzato”, moderato e organizzato da Accenture Italia.

Tutti a tavola, il turismo è servito. «Uno studio di marketing spiega che un cliente che ha a disposizione 14 gusti di marmellata compra meno di chi ne ha a disposizione 6». Morale: l’eccesso di scelta è di fatto controproducente, serve lo scaffale giusto. E anche in questo l’Ai può essere strategica, secondo il presidente di Astoi Confindustria Viaggi, che proprio con Accenture ha imbandito la sua tavola di formazione per i tour operator.

Ma per ottenere un travel con un sapore ancora più gradevole, ha sottolineato Ezhaya,«è necessario vendere e raccontare bene il viaggio. Il consumatore deve essere certo di ricevere i consigli giusti e di avere l’offerta migliore. Sembra un paradosso, ma più scelta hai, meno compri. Perché va bene la gamma, ma l’orientamento è indispensabile». Nessun paradosso, conta la marmellata giusta.

E non solo. Perché serve anche uno scatto ulteriore del turismo organizzato, chiamato – è l’auspicio di Ezhaya – «a evolvere, rafforzare il proprio valore, semplificare la complessità, garantire affidabilità e costruire fiducia».

Nel confronto con la managing director di Accenture, Stefania Filippone, sono stati approfonditi anche altri temi relativi ai fattori di cambiamento che stanno ridefinendo il comparto: dall’evoluzione degli scenari internazionali ai nuovi comportamenti dei viaggiatori, fino all’impatto crescente dell’intelligenza artificiale sui modelli di distribuzione e sulla relazione con i clienti.

«Il mondo – ha osservato Ezhaya – ci dice che rapidità e flessibilità diventano competenze imprescindibili per i tour operator e bisogna sapersi adattare ai cambiamenti, che di recente hanno inferto duri colpi alle destinazioni. Per questo la possibilità di poter convertire flussi è importante: penso, ad esempio, alla Russia che è sparita dai radar. È vero che non è facile riposizionarsi, ma abbiamo un mondo a disposizione. Da qui la salita dell’East Africa e soprattutto del Giappone, una delle mete più amate dagli italiani».

Ecco allora che l’Europa, come ha fatto notare Filippone, «ha una grande opportunità, specie dopo la flessione Usa con i diktat di Trump. Treno in ascesa rispetto ai voli di corto raggio, soprattutto per i più giovani (70%). Salgono i tour in auto on the road (76%)».

Ecco perché Ezhaya ha osservato che «in un contesto in continua evoluzione l’obiettivo è intercettare una domanda sempre più dinamica e selettiva. Cambiano i flussi globali e gli scenari internazionali, cresce la domanda di esperienze autentiche, benessere e personalizzazione. Il mercato chiede prodotti su misura, non più soluzioni standard: relazione con le comunità locali, autenticità, cultura e socialità diventano elementi centrali».

In sostanza, gli itinerari vanno «adattati alle esigenze dei viaggiatori, ai quali va offerta una gamma più ampia possibile. Il primo input è capire come arrivare al consumatore, non in maniera massiva, ma indirizzarlo ai servizi che richiede. Se poi pensiamo alle nuove generazioni, un tema molto stimolante, i futuri consumatori affronteranno il tema viaggi in modalità completamente diversa rispetto alle precedenti. E sarà un cambiamento più dirompente: più contenuti, un viaggio più lento e meno frenetico. Soprattutto andrà a braccetto con la tecnologia, perché sono generazioni nate con il digitale. Tutto queste diventa imprescindibile per il nostro modello di business».

Non a caso l’intelligenza artificiale sta modificando il modo in cui i viaggiatori cercano, scelgono e prenotano. L’innovazione digitale non è più rimandabile: può migliorare l’efficienza operativa, supportare una gestione più sostenibile dei flussi e rafforzare la relazione con il cliente, in un contesto in cui cambiano anche le logiche di visibilità online.

Ai, dunque, è un’opportunità da cogliere al volo, guai a restare indietro, è il monito di Ezhaya, che stavolta cita Umberto Eco: «Come diceva agli albori del web “internet è un treno in arrivo da prendere al volo per evitare di essere investiti”. Così bisogna ragionare ora con l’Ai, anche se ovviamente restano le incognite, ad esempio, legate a come potrà influenzare il mondo del lavoro. Di certo può fornire informazioni più mirate per il travel e offrire alcuni espedienti per debellare l’overtourism. Ci costerà molta fatica adattarci a questo cambiamento veloce, ma non potremo farne a meno».

Anche allontanarsi dall’overtourism sta diventando un trend per dedicarsi a esperienze autentiche, prendersi cura di se stessi e creare connessioni con il partner, la famiglia e il territorio.

Tutto vero, ha confermato Ezhaya: «La ricerca di esperienze sta assumendo una proporzione più rilevante rispetto ai luoghi da vedere. La gente vuole entrare in contatto con i residenti e con lo stato sociale di un Paese: in questo modo il viaggio diventa un elemento di collegamento fra i popoli, ma anche di comprensione e pace. Ecco perché i t.o. devono far vivere ai clienti qualcosa di esclusivo, variare l’offerta e non aver paura di proporre un prodotto che può anche costare di più».

Già, come la marmellata. Quella buona, però.

L'Autore

Fabrizio Condò
Fabrizio Condò

Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004

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