Grido dalla Bmta: “Italia indietro per i turisti disabili”
Si parte da un dato sorprendente per arrivare a una domanda sfidante: nel 2026 in Italia si sono stimati nove milioni di viaggiatori con disabilità per un totale di 38,6 milioni di pernottamenti e un valore complessivo attivato che supera i 9 miliardi di euro.
Ecco l’interrogativo. vogliamo continuare a ignorare la rilevanza di questo bacino di ospiti o è meglio – come Paese leader nel turismo mondiale – pensare a ottimizzare i servizi ad hoc da erogare a questa clientela?
Il dibattito è stato rilanciato alla Bmta di Paestum da Gianmarco Centinaio, vice presidente del Senato e un passato da ministro del Turismo, convinto di un’accelerazione nelle politiche del Governo a favore di questa fascia di turisti: «È il sistema Paese che deve correre, siamo lontani dagli standard presenti in altri Stati europei, nostri competitor turistici».
Un impegno confermato dal presidente della VII Commissione Cultura e Scienza alla Camera, Federico Mollicone – intervenuto in streaming – che ha spiegato come grazie a uno stanziamento entro i prossimi due anni verrà eliminato l’80% delle barriere esistenti nel sistema museale statale italiano.
Fatta salva questa promessa, che a fine 2028 sarà debitamente verificata, quello del turismo culturale inclusivo è certamente uno degli asset sui quali un Paese dai lusinghieri primati turistici come l’Italia può e deve investire. E questo perché ci sono delle potenzialità enormi tracciate da un studio presentato a Paestum da Salvio Capasso, responsabile del Centro Studi Srm Intesa Sanpaolo.
Solo il 17% delle imprese investe nei servizi per ospiti disabili
La Survey Srm Turismo 2026 mostra innanzitutto che l’orientamento delle imprese alberghiere operanti al sud e isole verso questo mercato è meno diffuso rispetto alla media nazionale.
Il 38,2% rientra tra quelle orientate all’accessibilità, contro il 44,5% in Italia. Il divario, tuttavia, non sembra dipendere da un minore interesse verso il tema. La quota di imprese in fase di valutazione o sperimentazione è infatti praticamente identica, 21,4% nel Mezzogiorno e 21,1% a livello nazionale, così come coincide al 6,5% la quota delle aziende già attive con un’offerta innovativa.
La distanza si concentra soprattutto nel passaggio dall’interesse all’investimento: solo il 10,3% delle imprese meridionali sta già investendo in nuovi servizi, contro il 17% nazionale.
Allo stesso tempo, nel Sud e nelle Isole è maggiore la quota di imprese che non ha ancora intercettato il tema, pari al 49,6%, rispetto al 43,2% italiano. La lettura cambia però significativamente quando si osservano solo quelle che hanno già collocato l’accessibilità nella propria strategia.
In questo sottoinsieme, il divario territoriale quasi si annulla: nel Mezzogiorno l’84,0% ha investito nel triennio 2023-2025, contro l’84,5% nazionale; il 71,0% prevede con certezza nuovi investimenti nel 2026-2028, rispetto al 74,2% italiano, mentre, considerando anche gli investimenti condizionati a incentivi o nuove condizioni di mercato, il confronto è 77,0% contro 80,9%.
Anche la destinazione della spesa mostra una sostanziale convergenza: il 37% delle imprese a livello nazionale prevede di aumentare gli investimenti in accessibilità e inclusività
Sull’efficientamento energetico i valori sono al 41,0%, mentre sul digitale, tecnologia e Ai sono appena al 16,0%.
Giornalista, esperto di travel industry, docente di Comunicazione turistica. Appassionato di musica e viaggi on the road.
Guarda altri articoli

