Il turismo industriale come nuova frontiera della valorizzazione culturale e dello sviluppo territoriale del Paese, grazie ai 5,4 milioni di visitatori dei luoghi di questo segmento costituito da musei e location espositive che, tra ingressi, attività collaterali, ristorazione e shopping ha generato non meno di 383 milioni di euro; e se poi si considera tutto l’indotto, il valore complessivo del comparto si attesta su circa 1 miliardo di euro, con un moltiplicatore economico di 2,6: ciò vuol dire che ogni euro speso dai visitatori ha prodotto 2,6 euro di ricadute nel sistema Paese.
Questi i dati illustrati nel corso dell’assemblea annuale di Museimpresa che si è tenuta nei giorni scorsi presso il Gazometro di Roma. Sono i risultati più eclatanti dell’Osservatorio sul turismo industriale promosso proprio da Museimpresa e realizzato con il supporto scientifico di Nomisma, che rappresenta in assoluto il primo studio in Italia dedicato a misurare dimensioni, potenzialità e impatto economico-sociale generato da musei e archivi d’impresa e siti archeologici industriali. E in questo studio sorprende non poco il dato relativo alla componente estera nel volume complessivo dei frequentatori di questi luoghi: ben il 42% di questi visitatori è infatti rappresentato da ospiti stranieri.
«I dati dell’Osservatorio sul turismo industriale – ha sottolineato Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa – documentano un fenomeno in forte crescita, con ricadute diffuse su numerose filiere produttive e occupazionali. Questi dati restituiscono con chiarezza il valore economico, sociale e culturale dei musei e degli archivi d’impresa e dimostrano che il turismo industriale non è più un fenomeno di nicchia. È la conferma che il patrimonio industriale italiano rappresenta un asset strategico per lo sviluppo dei territori, capace di tenere insieme memoria, innovazione e attrattività turistica, contribuendo in modo concreto alla competitività e alla crescita del Paese».
E anche per Emanuele Di Faustino, responsabile industriale di Nomisma, «l’analisi di impatto sviluppata rivela una sorprendente capacità di moltiplicazione economica del turismo industriale ed è la prova che non siamo solo di fronte a luoghi di conservazione e valorizzazione delle eccellenze del Made in Italy, ma a veri e propri attivatori di filiera che alimentano in modo capillare molteplici settori dalla cultura all’hospitality, dai trasporti al retail, generando oltre 8mila posti di lavoro lungo tutta la penisola».


