In pensione a 68 anni: l’Italia si prepara ad allungare i tempi

In pensione a 68 anni: l’Italia si prepara ad allungare i tempi
24 Settembre 15:00 2026

Si sposta sempre più avanti il traguardo pensione in Italia. Dal 2027, infatti, non si potrà accedere alla pensione di vecchiaia prima dei 67 anni e un mese.

Questo limite salirà a 67 anni e tre mesi nel 2028, per poi arrivare a 67 anni e sei mesi nel 2029 e a 67 anni e otto mesi nel 2031. La progressione continuerà fino a toccare i 67 anni e nove mesi nel 2033, arrivando a 67 anni e dieci mesi nel 2035, per raggiungere infine la soglia dei 68 anni nel 2037.

È questa la tabella di marcia che aspetta i prossimi pensionati in base all’ultimo rapporto della Ragioneria generale dello Stato (Rgs) sulle tendenze di medio e lungo periodo del sistema previdenziale e socio-sanitario dice che i cambiamenti demografici e l’allungamento delle aspettative di vita allontanano il momento dell’uscita dal lavoro.

Le previsioni non sono buone neanche per chi sceglie di andare in pensione anticipata, svincolata dall’età anagrafica. Se nel 2027 serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini (un anno in meno per le donne), la quota salirà a 43 anni e un mese nel 2028. Nel 2029 saranno necessari 43 anni e quattro mesi per gli uomini e 42 anni e quattro mesi per le donne, mentre nel 2031 l’asticella si alzerà rispettivamente a 43 anni e sei mesi e 42 anni e sei mesi, per poi toccare i 43 anni e sette mesi nel 2033.

Più pensionati che occupati nel 2041

Il picco di spesa per le pensioni rispetto al Pil sarà raggiunto nel 2041 con il 17,1%, livello su cui si manterrà per il successivo triennio. Il motivo è legato, spiega la Rgs, principalmente all’aumento del numero di pensioni confrontato a quello degli occupati, “indotto dalla transizione demografica collegata all’ingresso in quiescenza delle generazioni del baby boom”, solo parzialmente compensato dall’innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento e dall’effetto del contenimento degli assegni pensionistici dovuto alla graduale applicazione del sistema contributivo come unico metodo di calcolo.

Il rapporto spesa-Pil inizierà a scendere progressivamente dal 2045 in poi, calando al 16,2% nel 2050 e al 14% nel 2070. In questo caso, secondo la Ragioneria generale dello Stato, la riduzione rispetto al picco sarà determinata proprio dall’applicazione generalizzata del contributivo che si accompagnerà alla stabilizzazione, e successiva inversione di tendenza, del rapporto fra pensioni e occupati. L’andamento risentirà infatti sia della progressiva uscita dei baby boomer, sia dell’adeguamento automatico dei requisiti minimi di pensionamento in funzione della speranza di vita.

Se si allarga lo sguardo all’intera spesa per il welfare, includendo sanità e assistenza a lungo termine, le casse pubbliche subiranno una pressione ancora maggiore. Dopo i minimi intorno al 22% trovati tra il 2018 e il 2023, la spesa arriverà al 23,2% del Pil nel 2030, per toccare un massimo del 25,5% nel 2044 prima di cominciare a scendere.

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