La metamorfosi dei piccoli aeroporti: ce la faranno?

La metamorfosi dei piccoli aeroporti: ce la faranno?
11 Febbraio 07:00 2026

Gli aeroporti minori italiani stanno vivendo una stagione di trasformazioni profonde. Non fanno certo rumore come i grandi hub, non dominano le classifiche, eppure sono diventati il termometro più sincero di come il Paese si muove, respira e riparte.

Lì, dove il traffico è più fragile e ogni rotta può cambiare il destino di un territorio, si sta giocando una partita che vale molto più del numero dei decolli: quella della connessione reale tra comunità, turismo e sviluppo. Negli ultimi anni, tra scelte politiche più o meno mirate, rotte stagionali aggressive e una domanda di mobilità sempre più diffusa, questi scali stanno provando a riscrivere la propria identità.

Non più periferie invisibili del sistema Italia, ma leve strategiche per dare fiato alle economie locali e decongestionare i grandi aeroporti. Il loro rilancio, oggi, forse passa soprattutto da una leva fiscale che ha dimostrato di poter fare la differenza: l’abolizione dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco dei passeggeri.

IL FATTORE PREZZO

La spinta più potente è arrivata proprio da qui: dall’eliminazione di una tassa che pesa tra i 6,5 e i 9 euro e che incide pesantemente sul costo dei biglietti delle compagnie aeree. Regioni come Emilia Romagna, Calabria, Abruzzo e Sicilia hanno scelto di farsene carico nei loro bilanci, liberando quindi gli scali locali e rendendoli più competitivi.

In Emilia Romagna, gli aeroporti di Forlì, Parma e Rimini hanno smesso di applicarla, offrendo ai vettori uno “sconto” immediato su ogni passeggero imbarcato: il risultato è un aumento dell’attrattività e una spinta diretta al turismo e alla destagionalizzazione.

Il caso dello scalo del Fellini di Rimini è emblematico: nel 2025, infatti, è risultato essere tra i primi tre aeroporti italiani per incremento percentuale dei passeggeri, spinto sia da nuove rotte verso l’Est Europa, sia da un contesto fiscale favorevole che ha stimolato l’interesse di Wizz Air e altri vettori. A questo si aggiunge il dato certificato dall’Enac: lo scorso anno il Fellini ha registrato una crescita del +29,7%, uno degli aumenti più alti tra tutti i piccoli aeroporti italiani.

Dopo l’abolizione dell’addizionale comunale ache l’aeroporto di Pescara ha registrato una crescita significativa del traffico passeggeri, con potenziamento delle rotte e maggiore connettività territoriale. Secondo i dati ufficiali, nel 2025 lo scalo ha superato il milione di passeggeri, (300mila in più rispetto all’anno precedente).

Anche la Sicilia ha deciso di seguire questa strada con decisione: dal 1° gennaio 2026 infatti, sugli scali di Trapani, Comiso, Lampedusa e Pantelleria non graverà più l’addizionale, misura finanziata dalla Regione per sostenere turismo e collegamenti annuali, non solo estivi.

TRAPANI VS COSTA D’AMALFI

Proprio su Trapani Birgi la Regione Siciliana ha varato recentemente un piano da 13,8 milioni di euro per modernizzare il terminal, anche in vista della sua futura privatizzazione: dal sistema di smistamento bagagli alla modernizzazione delle aree check-in e partenze, dagli spazi dedicati ai passeggeri extra Schengen fino alle dotazioni tecnologiche per la sicurezza e l’efficienza operativa. Obiettivo: avere un’infrastruttura più efficiente e competitiva già dal 2027.

Ma la geografia del rilancio non è fatta solo di successi. L’aeroporto di Salerno-Costa d’Amalfi, inaugurato con grandi aspettative, vive una fase ambivalente: l’estate ha registrato oltre 38mila passeggeri in agosto e quasi 54mila in meno di due mesi, segnale di un potenziale turistico enorme.

Poi è arrivata la brusca frenata: -56% di traffico a novembre, con il ritiro di easyJet, Jet2, British Airways e Wizz Air, con conseguente allarme di Federalberghi e operatori della Costiera, già preoccupati per la competitività dello scalo. Pochi giorni fa, quindi, Il Mattino ha svelato l’esistenza di un tesoretto” nella casse regionali utile a cancellare la tassa d’imbarco anche nello scalo campano: una mossa che potrebbe alleggerire i costi, frenare la fuga dei vettori e rimettere Salerno in corsa nella partita degli scali emergenti.

LA CRESCITA “CONDIZIONATA”

La traiettoria è chiara: i piccoli aeroporti stanno provando a rilanciarsi, cogliendo al balzo l’opportunità del turismo destagionalizzato e della decentralizzazione dei flussi, puntando su nuovi investimenti e sulla leva del prezzo per i vettori. Ma la loro crescita è fragile, condizionata da scelte politiche, equilibri finanziari regionali e capacità di garantire continuità nei collegamenti. È un’Italia che decolla piano, ma che non rinuncia a volare: una rete di scali che, se sostenuti con visione, possono finalmente “sbocciare” e diventare motore di un nuovo modo di viaggiare.

L'Autore

Gabriele Simmini
Gabriele Simmini

Giornalista. Specializzato in trasporto aereo e ferroviario, economia, agenzie di viaggi, tecnologia ed estero. Segue convention e fiere internazionali.

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