Chiamatela pure “Operazione vacanze serene”, soprattutto se siete al mare o in piscina. Non può né deve passare inosservata l’indagine di Tecnè per Federalberghi sul fatto che poco più della metà degli italiani dichiara di nuotare con sicurezza, specialmente alla luce dei recenti fatti di cronaca e di un fattore inoppugnabile: con circa 8.000 km di costa marina – oltre alle sponde di laghi e fiumi – il nostro è tra i Paesi europei con la più elevata esposizione alle attività acquatiche.
L’indagine, che analizza il rapporto tra gli italiani e l’acqua, viene presentata in vista della giornata mondiale per la prevenzione degli annegamenti, istituita nel 2021 dall’Assemblea Generale dell’Onu allo scopo di richiamare l’attenzione su un problema spesso sottovalutato.
«Per continuare a vivere il mare, i laghi e le piscine come luoghi di benessere e di svago è necessario affiancare alla passione per l’acqua una crescente attenzione alla sicurezza – nota il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara – Il miglior tuffo è sempre quello che si conclude con un ritorno sereno a riva».
«La riduzione del numero degli incidenti – osserva Nucara – passa per l’affermazione di una vera e propria cultura dell’acqua. Significa promuovere l’apprendimento del nuoto fin dall’infanzia e sensibilizzare cittadini, imprenditori e turisti sui comportamenti corretti da adottare. Per un Paese come il nostro il tema della piena alfabetizzazione acquatica deve essere un obiettivo primario, per la scuola e per la società».
Nucara ricorda che gli esercizi ricettivi dei Comuni con vocazione marittima e lacuale accolgono ogni anno circa 192 milioni di pernottamenti, pari a circa il 42% del totale: «Si tratta di una delle grandi ricchezze dell’Italia, che tutti hanno il dovere di preservare, anche promuovendo e tutelando la sicurezza in acqua di residenti e turisti».
Meditate gente, meditate.
LA BIBBIA DEL NUOTO IN ITALIA
Dunque, nonostante la storica tradizione marinara dello Stivale, appena il 53,7% degli italiani nuota con sicurezza. E se il 27,6% ha una competenza limitata, appena sufficiente per stare a galla, il 18,7% non sa affatto nuotare.
E ancora: solo l’1,8% degli italiani nuota almeno una volta a settimana. Il 4,1% lo fa regolarmente (almeno una volta al mese), il 20,1% nuota occasionalmente (alcune volte nel corso dell’anno), il 45,2% solo durante le vacanze, mentre il 28,8% non nuota mai o quasi mai.
La gran parte di coloro che sanno nuotare ha imparato grazie all’insegnamento di familiari o amici (42,8%) o da autodidatta (40,2%). Il 13,1% ha frequentato un corso privato, da bambino (9%) o da adulto (4,1%). Minoritaria (3,9%) la quota di coloro che hanno imparato a nuotare nell’ambito del sistema di istruzione primaria o secondaria, che non sembra dedicare particolare attenzione al problema.
Ma cosa descrive meglio il rapporto delle persone con l’ambiente acquatico? Il 43,4% si indirizza sul “piacere“, mentre il 5,5% propende per la “passione“. Le prime esperienze di gioco in spiaggia, le lezioni di nuoto, le vacanze al mare con la famiglia, le gite ai laghi e le attività sportive acquatiche contribuiscono a costruire un rapporto generalmente positivo e spontaneo. Non manca, però, chi si dimostra più distaccato, spaziando tra una condizione di “cautela” (24,4%), “paura” (12,9%) e “disagio” (8%). Solo il 5,8% si dichiara “indifferente”.
Ci sono poi situazioni in cui il rapporto con l’acqua è vissuto in maniera più serena, altre in cui diventa “critico“. La gran parte degli italiani si trova completamente a proprio agio quando i piedi toccano il fondale, a mare (57,1%), in piscina (54,2%), al fiume (36,6%), al lago (36,5%), in barca o gommone (30,6%). Il massimo disagio è vissuto in acque profonde, al fiume (37,6%), al lago (34,0%), al mare (25,8%), in piscina (22,2%).
Quando i figli minori si immergono, sorge il dubbio che talvolta la familiarità con l’acqua possa determinare un eccesso di fiducia. Solo il 41,2% li sorveglia da vicino. Il 34,2% lo fa a distanza, mentre il 18,6% ritiene che siano abbastanza grandi da cavarsela da soli. C’è poi un 5,9% che affida la sorveglianza ad altri.
CAMERA, STRETTA SULLA SICUREZZA DELLE PISCINE
E a proposito di piscine e sicurezza, con voto favorevole bipartisan la Camera – con un emendamento al decreto Sport – ha approvato la norma contro l’effetto ventosa dei bocchettoni di ricircolo e aspirazione degli impianti aperti al pubblico.
In caso di mancato adeguamento scatterà la chiusura immediata dell’impianto fino alla messa a norma. Istituito inoltre un fondo da 4,7 milioni di euro per il 2026 destinato all’adeguamento delle piscine pubbliche. Tra le novità anche l’obbligo della cuffia da nuoto per i minori di 16 anni.


