Messico, sorpresa Chiapas – Il reportage

12 Febbraio 07:00 2026

Avrà avuto 60 anni. Portati molto male a giudicare i solchi profondi sul viso. Con la mano nodosa accarezza prima il capo di una bambina, poi afferra un pollo per il collo e comincia a recitare una nenia ritmata agitandolo intorno alla piccola. L’aria è densa, quasi solida, satura del fumo di migliaia di candele incollate direttamente sul pavimento con la loro stessa cera. Il suolo è un tappeto di aghi di pino, a ricordare che è la natura che guida il mondo.

Varcare la soglia della chiesa di San Juan Bautista a San Juan Chamula non è una semplice visita turistica, ma una discesa in un universo parallelo. Qui i fedeli della comunità Tzotzil pregano le immagini dei santi e praticano rituali di guarigione con uova e sacrifici animali, bevendo coca cola e Posh, un distillato di mais, per espellere il male. È un’esperienza mistica, che lascia senza parole, dove le foto sono bandite perché l’anima va protetta.

Arriva dal Chiapas il ricordo più forte di questo viaggio nel cuore del Messico, Paese magico, dove grattando l’intonaco di una chiesa barocca appare la pietra squadrata di una piramide pre ispanica.
Il tour, promosso dalla Camera di Commercio del Messico in Italia (Camexital), inizia con il balzo oceanico che da Roma, via Istanbul, porta nel cuore del continente americano con la compagnia Turkish Airlines. Dopo il lungo volo, l’arrivo a Città del Messico dà il via a un’avventura che si snoda tra le valli nobili di Puebla, i segreti zapotechi di Oaxaca e la giungla mistica del Chiapas.

LA CITTÀ DELLA TALAVERA

La nostra prima tappa è Puebla, distante solo 130 chilometri dalla capitale Città del Messico. Fondata tra il 1530 e il 1531, questa città nacque come un “luogo parallelo”, un’enclave pensata per 47 famiglie spagnole che desideravano un nucleo urbano puro, senza mescolarsi con la popolazione indigena.

Costruita secondo l’antico e rigoroso schema del cardo e decumano, divenne rapidamente il fulcro del commercio tra l’Europa e il Medio Oriente. Oggi, questa metropoli da oltre due milioni di abitanti detiene un primato mondiale: è il centro abitato con il maggior numero di edifici dichiarati Patrimonio Unesco, ben 2.619 costruzioni civili e religiose concentrate in appena sette chilometri quadrati.

Passeggiando tra i quartieri, l’occhio si perde nella ceramica talavera, una tradizione riconosciuta dall’Unesco Patrimonio immateriale dell’Umanità nel 2019. I maestri artigiani ancora oggi plasmano l’argilla bianca e nera, dura e ribelle, trasformandola in ciotole, vasi e gioielli attraverso una doppia cottura che sfida il tempo.

Ma il vero tesoro è celato all’interno della chiesa di San Domenico, o meglio nella Cappella del Rosario: un’esplosione di 100 chili d’oro, dove il barocco e il rococò si fondono grazie anche alla manodopera indigena che, all’epoca, ha saputo seguire le visioni degli architetti europei. Poco lontano si trova la Biblioteca Palafoxiana, la prima delle Americhe (1646), che custodisce 45.000 volumi, inclusi rari testi scritti in sanscrito.

Dopo una sosta rigenerante al Banyan Tree Puebla, un luxury hotel ospitato in un edificio del XIX secolo, e aver assaporato delle croccanti chapulines, ovvero le cavallette fritte, e il mole poblano, il piatto tipico che fonde cacao amaro, peperoncino e decine di altri ingredienti, ci spostiamo nel “pueblo magico” di Cholula, dominato dal vulcano Popocatépetl.

Qui, a 2.600 metri di altitudine, si trova la piramide con la base più grande del mondo: 400 metri in tutto, tre volte le dimensioni di Cheope. Oggi sembra una collina naturale, sormontata dal Santuario della Virgen de los Remedios del 1500. Vale la pena salire su in cima e ammirare la vista spettacolare sui cinque vulcani che cingono la valle.

SULLE ORME DELLA CIVILTÀ ZAPOTECA

Lasciata Puebla, ci dirigiamo verso sud. Il paesaggio ci accoglie con distese infinite di cactus. Arrivare a Oaxaca significa entrare in una dimensione dove il tempo è scandito dal ritmo dei mercati. Il cuore della città batte lungo la calle Alcalá, una via pedonale che collega la piazza dello Zócalo al maestoso tempio di Santo Domingo. Questa chiesa barocca, dai muri massicci costruiti per resistere ai terremoti, nasconde al suo interno la Capilla de la Virgen del Rosario, un tripudio di arabeschi dorati.

Ma è nel sito archeologico di Monte Albán che il tempo si ferma. Sulla cima di un altopiano spianato a mano millenni fa, gli Zapotechi costruirono la loro capitale. Fondata nel 500 a.C., la città vide il suo massimo splendore con 30mila abitanti prima di crollare nel 900 d.C.

La nostra guida, Carlos, ci spiega che solo il 10% del sito è stato ad oggi scoperto e racconta del tesoro rinvenuto nel 1932 nella Tomba 7: 500 pezzi in oro, argento e turchese che portarono alla nascita dell’Istituto di Antropologia. L’arte e la magia si intrecciano spesso a Oaxaca. In un villaggio nei dintorni, a San Antonio Arrazola, l’artigianato è un’eredità viva. Qui nacquero gli Alebrijes, creature fantastiche intagliate nel legno, che secondo il mito non sono altro che le anime umane che prendono forma.

Oggi trecento famiglie nel paese continuano a portare avanti la tradizione, come Isaias Jimenez, che nella sua bottega continua l’opera del padre Manuel, il “tagliatore di sogni”, creando maschere e figure dai colori vegetali.

Non si può di sicuro lasciare questi luoghi senza aver onorato il mezcal. In quella che è riconosciuta come la capitale mondiale della bevanda ottenuta dalla pianta di agave, visitiamo una distilleria dove le pigne vengono cotte in forni interrati con legno di pino, macinate in mulini a pietra e lasciate fermentare per giorni. Il liquido, dopo aver subito un processo di doppia distillazione, produce alla fine uno spirito che, una volta imbottigliato, racchiude il sapore della terra e del fumo pronto a scuotere corpo e anima.

DOVE LA NATURA È MONUMENTALE

Ci dirigiamo verso il Chiapas, oltrepassando l’istmo della città di Tuxtla Gutiérrez. In cielo i zopilotez, gli avvoltoi, volteggiano alla ricerca di cibo.

Attraversiamo in bus piccoli villaggi, fabbriche di mezcal, colline di agave a ciuffi. Poco prima di arrivare a Tuxla,il panorama muta e regala file di alberi di mango e papaya. La natura diventa poi monumentale una volta giunti al Canyon del Sumidero, una fenditura profonda 1.000 metri scavata dal fiume Grijalva. Per ammirare le sue pareti ripide, ci addentriamo nel cuore del canyon con una motolancia, tra placidi coccodrilli al sole e scimmie ragno che si dondolano tra i rami degli alberi.

Il luogo racconta una storia tragica: nel 1532, gli indios preferirono lanciarsi nel vuoto del canyon piuttosto che sottomettersi agli invasori spagnoli.

Ed è proprio qui, nel cuore più semplice e povero del Messico, che l’anima indigena si fonde con l’architettura coloniale. Il mercato di San Cristobal de las Casas, è un mix di odori, colori e suoni che fanno esplodere i sensi: la maggior parte dei venditori parla la lingua Tzoztil, le donne indossano lunghe gonne di lana nera e le ricette combinano sapientemente erbe e prodotti della terra. Tra le case basse color pastello e le strade acciottolate di San Cristobal ci si attarda tra mercatini artigianali, ristoranti che servono un eccellente caffè e gioiellerie dove acquistare l’ambra, una delle qualità più ricercate.

RICORDANDO IL SUBCOMANDANTE

Il tour prosegue verso i Lagos de Montebello, una riserva di 59 laghi turchesi, al confine con il Guatemala. Questa terra, che un tempo faceva parte del Guatemala prima di unirsi al Messico, è ricca di biodiversità, inclusa la presenza del puma, e custodisce numerose piante di cacao, da cui si ricava un cioccolato considerato tra i più pregiati al mondo.

Dopo aver attraversato i territori dove nacque il movimento zapatista del subcomandante Marcos e aver ammirato la potenza delle cascate di Agua Azul, raggiungiamo il sito archeologico di Palenque.

Questa città maya, una delle più eleganti e meglio conservate, rappresenta una vera poesia di ingegneria. Le sue strutture sono famose per la leggerezza architettonica e molti edifici conservano ancora stucchi dipinti con colori vivaci come il blu maya, il giallo e il nero. Immersa in una giungla che sembra quasi volerla inghiottire, la zona archeologica rivela il potere dell’ultimo re Mexica e i misteri di una civiltà antica che padroneggiava perfettamente i segreti delle stelle.

AI CONFINI CON L’INVISIBILE

Il viaggio, che ci ha portato dalle alture centrali fino alle selve del sud, si chiude con il trasferimento in volo verso Cancún. Ci lasciamo dietro l’odore pungente del mezcal e del legno, la bellezza straordinaria degli scenari naturali, i volti dai lineamenti marcati e i sorrisi accennati dei bambini incontrati nelle comunità indigene, e la sensazione di aver sfiorato, anche solo per un istante, il velo che separa il visibile dall’invisibile.

L'Autore

Serena Martucci
Serena Martucci

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