Spirit, la mano di Trump dietro il piano di salvataggio

Spirit, la mano di Trump dietro il piano di salvataggio
23 Aprile 08:05 2026

Non è ancora detta l’ultima parola per Spirit Airlines, cui tende la mano nientedimeno che Donald Trump. La low cost statunitense è a rischio liquidazione, ma potrebbe salvarsi in extremis grazie a un piano di salvataggio del governo federale, come riferisce Travel Weekly.

In un’intervista alla Cnbc, infatti, il capo della Casa Bianca ha affermato: «Non voglio veder scomparire Spirit e 14.000 posti di lavoro: forse il governo federale dovrebbe dare una mano, l’ho detto ai miei».

“Spirit e il governo federale sono in fase avanzata di trattative sui termini di un pacchetto di finanziamento, che sperano di finalizzare a breve”, ha confermato una fonte a conoscenza della questione. L’accordo potrebbe concludersi a breve.

La notizia del potenziale piano di salvataggio è stata riportata per la prima volta mercoledì dal Wall Street Journal, secondo il quale il governo federale potrebbe prestare alla low-cost fino a 500 milioni di dollari. Bloomberg ha poi riferito che, in cambio del prestito, il governo federale riceverebbe warrant per l’acquisto fino al 90% di Spirit.

Spirit ha preferito non commentare la notizia del potenziale salvataggio, limitandosi a ribadire: “Stiamo operando normalmente. I clienti possono continuare a prenotare, viaggiare e utilizzare biglietti, crediti e punti fedeltà come di consueto”.

LA SITUAZIONE DI SPIRIT

Spirit Airlines è in fase di ristrutturazione ai sensi del Chapter 11 dallo scorso agosto, dopo aver già affrontato una procedura fallimentare tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025.

Poco prima dell’inizio della guerra nel Golfo, la compagnia  aveva annunciato l’intenzione di uscire dalla procedura fallimentare entro l’inizio dell’estate. Tuttavia, l’impennata dei costi del carburante ha complicato nuovamente la situazione e alimentato le voci di un’imminente liquidazione.

Una fonte vicina alle trattative per il piano di salvataggio ha affermato che un’iniezione di fondi federali consentirebbe a Spirit di uscire dal Chapter 11 entro la fine dell’anno. In un documento depositato a marzo presso le autorità di controllo, la compagnia ha annunciato l’intenzione di ridurre la flotta a 76-80 aeromobili entro il terzo trimestre, rispetto ai 214 di cui disponeva al momento dell’avvio della seconda procedura fallimentare.

Un eventuale salvataggio di Spirit potrebbe però avere un impatto negativo sulle compagnie aeree in perdita, JetBlue e Frontier. L’intreccio è romanzesco. Secondo un’analisi di Deutsche Bank, Spirit condivide con Frontier il 31,8% della sua capacità. JetBlue e Spirit si spartiscono il 21% della capacità di JetBlue e le due compagnie si contendono il mercato a Fort Lauderdale, hub principale di Spirit e terza base più grande di JetBlue.

Sulla vicenda Spirit è intervenuto anche l’amministratore delegato di United Airlines, Scott Kirby, durante la presentazione dei risultati del primo trimestre, sottolineando come un eventuale salvataggio della low cost non sia rilevante per United e definendo «non necessario» un piano di salvataggio. «Il modello di business di Spirit è fondamentalmente viziato e destinato al fallimento», ha ribadito Kirby, che prevede il crac del settore low cost già da poco dopo l’inizio della pandemia.

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L'Autore

Fabrizio Condò
Fabrizio Condò

Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004

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