Il caro carburante rischia di infliggere il colpo di grazia a Spirit Airlines. La low cost statunitense potrebbe finire in liquidazione entro pochi giorni, complice la seconda bancarotta in meno di un anno. La notizia, anticipata da Bloomberg nei giorni scorsi, arriva proprio mentre il comparto aereo statunitense sta chiudendo il picco di traffico legato alle vacanze di primavera.
“Non commentiamo le voci di mercato e le speculazioni“, la secca replica della compagnia in una nota ufficiale.
I sindacati dei piloti e degli assistenti di volo avevano fatto concessioni negli ultimi mesi nel tentativo di aiutare Spirit a sopravvivere. La compagnia aveva pianificato di ridimensionarsi e concentrarsi sui periodi e sulle rotte di viaggio ad alta domanda nel tentativo di uscire dall’impasse già in questa primavera.
Spirit ha goduto per anni di una redditività sostanzialmente stabile e di margini invidiabili nel settore. Le cose però hanno preso una piega diversa dopo la pandemia, quando i salari e altri costi sono saliti alle stelle, le preferenze dei viaggiatori sono cambiate e un eccesso di offerta di voli nazionali ha fatto crollare le tariffe aeree, fattore particolarmente penalizzante per i vettori focalizzati sul mercato Usa che non godono di un cuscinetto offerto da lussuose cabine di prima classe e da grandi accordi con carte di credito e programmi fedeltà.
La situazione si è ulteriormente aggravata per i motori Pratt & Whitney, che ha costretto a terra decine degli Airbus della flotta Spirit, a partire dal 2023, e la prevista acquisizione da parte di JetBlue Airways è stata bloccata due anni fa da un giudice federale.
Tuttavia, Spirit è ancora in trattative con i creditori e il quadro potrebbe cambiare in extremis.


