Cuba a due facce. Da una parte la notizia inquietante di Reportur.com: per fronteggiare la disoccupazione causata dalla crisi, il governo ha proposto a oltre 300.000 lavoratori del settore turistico di occuparsi della raccolta dei rifiuti o di lavori agricoli. Dall’altra Yanet Mora Ferguson, consigliere degli affari turistici presso l’Ambasciata di Cuba in Italia, che durante la convention di Ota Viaggi, “Obiettivo X”, ci ha raccontato: «La crisi c’è, ma gli allarmi sono eccessivi, colpa della campagna negativa degli Usa. Cuba è pronta e con la guerra nel Golfo è il momento di venire da noi».
D’altro canto Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per congelare i beni del regime cubano negli Stati Uniti, compresi quelli di Gaesa – Grupo de Administración Empresarial Sa. di proprietà delle Forze Armate Rivoluzionarie – che controlla fino al 70% dell’economia nazionale.
Poi ha inasprito le sanzioni, minacciando in particolare le aziende straniere che intrattengono rapporti commerciali con L’Avana e paventando l’impiego della portaerei Uss Abraham Lincoln “a cento metri dalla costa”.
Proviamo allora a fare chiarezza, partendo dall’ultimo aggiornamento su quello che accade nell’isola caraibica.
DAL TURISMO AI RIFIUTI
La proposta del governo cubano che riguarda la riconversione degli operatori del travel ha suscitato indignazione, considerato che, come scrive il Guardian, “la maggior parte di loro possiede una laurea“.
Anche perché, nonostante un forte calo nel settore, i turisti continuano ad arrivare, tra cui un gruppo di tedeschi, raggiunti da Reportur: «Abbiamo prenotato molto tempo fa e desideravamo molto questa vacanza. Finora tutto sta andando bene».
Quindi lo storytelling va rivisto, anche se la vita notturna sull’isola ha subito un vistoso ridimensionamento: «Quando sono arrivata adoravo la spontaneità, si poteva fare festa tutta la notte – osserva una turista – Questa possibilità c’è ancora, ma in tono minore».
Come riportato da Reportur, secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica e Informazione (Onei), a marzo sull’isola sono arrivati solo 35.561 turisti, una cifra molto bassa rispetto ai 200.000 che l’avevano visitata nel marzo 2015.
Analogamente, i dati Onei registrano l’arrivo di 448.857 viaggiatori nel primo trimestre, il che rappresenta il 59% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, con 312.375 viaggiatori in meno.
L’ALTRA FACCIA DELL’ISOLA
C’è un’altra Cuba, però. Ed è quella, ad esempio, raccontata da Katya Bleszynska, coautrice della guida Lonely Planet sull’isola, che si mostra ottimista e osserva che questo è un periodo unico per visitare l’isola. «Ci sono molte eccellenti attività commerciali locali e hotel privati desiderosi di accogliere i propri ospiti. Assicuratevi solo di pianificare in anticipo e di adeguare le vostre aspettative».
Su questa lunghezza d’onda si esprime anche Yanet Mora Ferguson, che spazza via tutti i dubbi legati alla crisi, che non nega, ma di cui riduce la portata, soprattutto in chiave turistica. «Il nostro obiettivo – ci ha assicurato – è garantire la soddisfazione dei clienti, che possono constatare di persona come la realtà sia diversa da come viene raccontata. È vero che abbiamo dovuto prendere le giuste contromisure per risolvere i nostri problemi, ma chiediamo a tutti di avere fiducia. Il 67% degli alberghi ha un contratto di amministrazione con catene come Meliá e Domina – un hotel a Varadero e due a L’Avana – Complessivamente possiamo contare su 85.000 camere e 15.000 negli Airbnb».
E poi quel feeling mai interrotto con l’Italia, terzo mercato europeo. «È una meta che piace ai vostri connazionali, c’è una grande relazione storica: oltre 35.000 italiani sono sbarcati nel 2025. Prima si cercavano mare e natura, ora prevalgono le esperienze autentiche, con il trekking e le piccole isole. Agli italiani piace confrontarsi direttamente con il nostro popolo: abbiamo accordi con tour operator e dmc in Italia e lavoriamo molto con le agenzie».
Il mercato principale resta il Canada, complice la distanza minima, ma Cuba – osserva Yanet – sta lavorando a una strategia per incrementare il mercato europeo e la connettività aerea. «Abbiamo una relazione con Neos, a testimonianza del grande rapporto con Alpitour, così come con Veratour, mentre Air Europa vola sull’isola dalla Spagna».
Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004
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