Non confermato finora il furto di 147 gigabyte di dati al Viminale. È l’esito dei primi accertamenti della Polizia Postale in relazione al caso Revolut: un gruppo hacker ha rivendicato la sottrazione informazioni riservate di 680 utenti dell’azienda di servizi bancari del Regno Unito, chiedendo un riscatto di 3 milioni di euro.
«L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale – ha sottolineato il sottosegretario all’Interno, Wanda Ferro, rispondendo a un’interrogazione parlamentare sulla vicenda – ha rilevato che il 15 settembre Revolut ha confermato il “databreach“, precisando di aver fornito i dati di 680 clienti, di cui soltanto 8 italiani, e di aver avvisato i clienti coinvolti».
Ferro ha aggiunto che «il team della Agenzia specializzato nella prevenzione, gestione e risposta agli incidenti informatici, il Csirt Italia, ha potuto accertare la compromissione attraverso l’analisi di un campione fornito dalla Revolut di una delle e-mail nelle quali il gruppo hacker effettuava le richieste di informazioni fraudolente».
E mentre si attendono sviluppi e proseguono le indagini, gli esperti avvertono: “Il rischio cyber non è solo una questione di pirati“.
Il giallo della Pec
Chiarito questo aspetto, resta però da capire come sia partita la richiesta che ha portato Revolut a consegnare i dati. La comunicazione sembrava arrivare da una Pec del ministero dell’Interno e dalla prefettura di Reggio Calabria. Gli investigatori dovranno ora accertare se e in che modo gli hacker abbiano avuto accesso alla casella istituzionale.
Intanto, il Movimento difesa del cittadino ha presentato un esposto alle autorità di vigilanza dopo aver raccolto diverse segnalazioni da parte degli utenti: “Informazioni insufficienti sul sito, documenti non sempre disponibili in italiano e problemi con il servizio clienti”. Nell’occhio del ciclone anche il Robo-Advisor, il servizio di investimento automatizzato.
“Non è solo una questione di pirati”
Oltre a sollevare un polverone, il caso Revolut lascia aperta una serie di interrogativi su truffe online, dati bancari e sicurezza delle informazioni. E gli esperti provano a rispondere.
Una nota diffusa su linkedin dal broker assicurativo Borghini e Cossa contiene anche consigli e suggerimenti per gli imprenditori, piccoli e medi, del turismo.
“Lavoriamo molto con le Pmi – spiega Matteo Maria Rossi, socio e ad Borghini e Cossa – e sappiamo cosa pensano molti imprenditori: per essere al sicuro sono sufficienti un buon antivirus e il salvataggio dei dati su cloud. Purtroppo, come dimostra l’esperienza di Revolut, si possono subire danni a anche se non si viene direttamente attaccati“.
“Il punto – prosegue Rossi – è superare l’immagine del pirata informatico che si insinua nei nostri sistemi e li compromette. Oggi le imprese operano all’interno di ecisistemi digitali complessi che comprendono fornitori, consulenti, clienti e soggetti istituzionali. Anche sistemi interni molto protetti non eliminano l’esposizione al rischio: l’attacco può colpire soggetti esterni e produrre comunque conseguenze dirette sull’impresa o sulle sue responsabilità. La qualità di una copertura parte dalla mappatura dell’esposizione al rischio della singola impresa”.


