Alberghi in Italia, il 15% è ancora chiuso

Alberghi in Italia, il 15% è ancora chiuso
08 Luglio 10:13 2020 Stampa questo articolo

Il 15% delle strutture alberghiere ed extralberghiere non ha ancora riaperto per la stagione estiva. A questo si aggiunge il fatto che il 98,4% delle imprese che ritiene di dover ridurre gli addetti – fissi e stagionali – rispetto allo scorso anno. Sono le percentuali dell’indagine sull’impatto dell’emergenza Covid realizzata da Unioncamere e Isnart, svolta su un campione rappresentativo di oltre 2000 imprese ricettive, interpellate attraverso le Camere di Commercio.

Emerge anche una modesta adesione al Bonus Vacanze, con il 30,8% delle strutture che dichiara di non accettarlo e il 57,6% che dice di non avere ricevuto prenotazioni con questa modalità.

La scelta di restare ancora chiusi deriva dagli elevati costi di adeguamento imposti dalle linee guida del Comitato Tecnico Scientifico (segnalati dal 46% delle realtà che non hanno riaperto in Italia), e dalle scarse prenotazioni (indicate dal 34% delle imprese ancora non operative).

Per agosto, infatti, solo il 36,6% delle camere disponibili è al momento prenotato, con una marcata differenziazione a livello territoriale: nelle regioni centrali la percentuale si attesta intorno al 40%, mentre nel nord ovest scende al 29,3%. Il sud e le isole vedono quasi il 34% delle camere prenotate.  Non stupisce che oltre l’80% delle strutture intervistate dichiari che chiuderà l’anno in perdita, in considerazione dei costi sostenuti e delle prenotazioni attualmente ricevute.

Questa estate le strutture ricettive ospiteranno il 21,7% di turisti stranieri, con punte del 28,4% nel nord ovest, mentre pare affermarsi la tendenza del turismo di prossimità, visto che il 23% delle prenotazioni sono di clienti italiani che non si sposteranno al di fuori della regione di residenza. Il 35% delle prenotazioni è avvenuto tramite Ota. Le strutture registrano un leggero aumento delle prenotazioni telefoniche, dettato probabilmente dalla necessità di sincerarsi delle misure sanitarie adottate.

«In un anno così incerto e sfavorevole, il 23% delle prenotazioni presso le strutture ricettive da turisti locali indica che, per reggere l’impatto di questa crisi, serve lavorare sul turismo di prossimità – commenta Roberto Di Vincenzo, presidente Isnart – Questo può aiutare imprese e destinazioni a intercettare la domanda dei turisti provenienti da territori limitrofi, un vantaggio da capitalizzare anche per quando si potrà tornare ad accogliere turisti stranieri. Conoscere e far conoscere meglio il proprio territorio e ciò che offre in termini di prodotti turistici alternativi alla vacanza tradizionale deve diventare un obiettivo per il sistema del turismo, che deve coinvolgere la scuola e l’associazionismo per far crescere la forza identitaria delle realtà locali. Pur nella consapevolezza che il turismo è uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi, questa criticità potrebbe trasformarsi in un’occasione per far emergere potenzialità inespresse, concretizzando nuove opportunità di promozione e di lavoro che le imprese possono cogliere per riposizionarsi anche al di fuori della stagione estiva».

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