L’Unione europea non vuole farsi trovare impreparata. Per questo, sta elaborando un piano per affrontare la possibile crisi di approvvigionamento di carburante per aerei e massimizzare la produzione delle raffinerie. La situazione non è rosea e lo esplicita chiaramente l’Agenzia internazionale dell’energia: «Ancora sei settimane di jet fuel, in Europa». La Commissione europea, però, smentisce l’esistenza di un’emergenza.
COSA FA L’UE
Secondo le prime indiscrezioni, l’Ue proporrà la riduzione dei viaggi aerei per motivi di lavoro e la promozione del telelavoro, come temporanea soluzione per fronteggiare la crisi energetica frutto del conflitto in Medio Oriente. Inoltre, si parla di sovvenzioni per ridurre il prezzo dei biglietti del treno e incentivare l’uso del trasporto pubblico negli spostamenti quotidiani.
A partire dal mese prossimo, la Commissione Ue introdurrà una mappatura a livello europeo della capacità di raffinazione dei prodotti petroliferi e adotterà misure «per garantire che la capacità di raffinazione esistente sia pienamente utilizzata e mantenuta», secondo una bozza di proposta visionata dall’agenzia Reuters.
L’Ue sta anche lavorando a misure mirate all’approvvigionamento di jet fuel, ma sono ancora in fase di sviluppo. La Commissione ha rifiutato di commentare la bozza del piano, che dovrebbe essere reso noto il 22 aprile.
L’AVVERTIMENTO DELL’AIE, LA SMENTITA UE
L’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) – un’organizzazione internazionale nata dopo la crisi petrolifera del 1973 – prevede una carenza di jet fuel entro giugno, se l’Europa riuscirà a sostituire solo la metà delle forniture che normalmente riceve dal Medio Oriente. Ad aprile, però, l’Europa riceverà dai fornitori del Golfo Persico solo un terzo del cherosene per aerei importato il mese precedente. Quasi il 40% dell’import di aprile è di provenienza statunitense: un dato anomalo, considerando che la quota media del jet fuel americano sul totale importato negli ultimi due anni è stata del 3%.
È improbabile che l’aumento delle importazioni dall’Africa e dagli Stati Uniti compensi completamente il calo. Inoltre, i consorzi di gestione del carburante che riforniscono gli aeroporti non sempre mantengono scorte a lungo termine, secondo gli analisti, così come molti aeroporti non dispongono di grandi scorte. Alcuni aeroporti hanno avvertito del rischio di carenze entro tre settimane, se lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso.
Fatih Birol, direttore dell’Aie, ha dichiarato all’Associated Press: «L’Europa ha forse circa sei settimane di carburante per jet rimaste». Poi, ha aggiunto: «Posso dirvi che presto sentiremo notizie su alcuni voli dalla città A alla città B che potrebbero essere cancellati a causa della mancanza di carburante per gli aerei».
Dopo le parole di Birol, la Commissione europea ha voluto puntualizzare, durante il consueto briefing con la stampa: «Non esiste alcuna carenza di carburante per aerei in Europa, ma l’Unione europea si sta preparando a possibili scenari di scarsità».
DISAGI IN VISTA
Gli aeroporti e le compagnie aeree europee hanno lanciato l’allarme sulla possibile carenza di carburante per aerei entro poche settimane a causa della guerra con l’Iran, con conseguenti disagi per i viaggi in vista dell’estate. L’Europa dipende dalle importazioni di carburante per aerei, di cui circa il 75% provenienti dal Medio Oriente, più che di qualsiasi altro carburante per i trasporti. Sono questi i dati da tenere a mente, da non confondere con quelli sul più generico mercato del petrolio (cioè che ‘solo’ il 20% del petrolio mondiale passa per Hormuz, di cui l’80% diretto verso i mercati asiatici).
POCO FUEL, PREZZI RECORD
I prezzi del carburante per aerei sono aumentati vertiginosamente dal blocco dello Stretto di Hormuz, passando da 831 dollari – per il benchmark relativo all’Europa nord-occidentale – a 1.838 dollari alla tonnellata, un record. Per questo, le compagnie aeree europee hanno già avvertito di possibili supplementi carburante (Volotea, Air France-Klm) e cancellazioni, se la guerra non si concluderà presto .
Amaar Khan, responsabile dei prezzi del carburante per aerei in Europa presso Argus Media, ritiene che, anche se le forniture dal Golfo dovessero riprendere a breve, potrebbero comunque verificarsi carenze in vista del picco dei viaggi estivi. «Non è una certezza – si legge sul sito della Bbc – ma sembra sempre più probabile che si verificherà una carenza di qualche entità in alcune zone d’Europa».
Con la contrazione della produzione petrolifera interna e la volontà dei governi di passare a fonti energetiche più pulite, la capacità di raffinazione europea è diminuita, negli ultimi anni. L’Aie ha dichiarato questo mese che molte raffinerie europee stanno già operando alla massima capacità produttiva di carburante per aerei.
«I nostri fornitori (di carburante per aerei) stanno modificando i loro orizzonti temporali di previsione e non sono più disposti a fornire previsioni che vadano oltre un mese», ha dichiarato Grazia Vittadini, Cto di Lufthansa, a Reuters.
«Abbiamo avuto problemi per la mancanza di carburante in tre aeroporti italiani: Venezia, Brindisi e Catania. Tutto si è risolto nel giro di un giorno e in alcuni casi di qualche ora, senza dovere cancellare i voli. È successo solo in Italia, in nessun altro paese europeo finora abbiamo avuto carenze di carburante». A dirlo al Sole 24 Ore è stato József Váradi, il ceo di Wizz Air, la compagnia low cost ungherese che ha fatto dell’Italia il suo primo mercato, incorsa nella mancanza di carburante per i suoi aerei, qualche giorno fa.
SPAGNA ESPORTATRICE, ITALIA DIPENDENTE
Le forniture di carburante per aerei sono molto disomogenee, in Europa. La Spagna, per esempio, ha otto raffinerie ed è un’esportatrice netta di carburante per aerei. Al contrario, l’Italia è dipendente dalle importazioni, che coprono almeno il 50% del fabbisogno nazionale di jet fuel. Aumentare la produzione di questo combustibile potrebbe non essere possibile, dato che le raffinerie devono dedicarsi ad altri derivati del greggio e la riorganizzazione dei processi non è sempre tecnicamente fattibile.
Secondo un’analisi di Argus Media basata su dati Eurostat e Jodi (Joint Organisations Data Initiative), Italia e Germania avevano, alla fine del 2025, un’autonomia – in termini di jet fuel – di sette mesi, la Francia di otto.
L’Ue impone ai suoi membri di mantenere riserve petrolifere di emergenza sufficienti per 90 giorni, come cuscinetto contro gli shock di approvvigionamento. Non è però incluso un requisito specifico per il carburante per aerei, sebbene gli Stati possano includerlo nelle proprie scorte. In Italia, le scorte di emergenza sono detenute dall’Ocsit (Organismo Centrale di stoccaggio italiano), le cui attività e funzioni sono state affidate ad Acquirente Unico spa, sotto la vigilanza del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
CHI RIFORNISCE GLI AEREI?
Fino a qualche tempo, fa erano le compagnie petrolifere a provvedere direttamente a rifornire gli aerei, mentre oggi preferiscono affidarsi ad aziende private specializzate. È nato così un nuovo mercato, definito into-plane fueling, che in Italia è dominato da tre operatori: Carboil, Levorato Marcevaggi e Nautilus.


