Giovani, turismo senza appeal: lo dice l’Osservatorio Guru Jobs

Giovani, turismo senza appeal: lo dice l’Osservatorio Guru Jobs
20 Maggio 07:00 2026

Non è un Paese per Gen Z e Millennial. L’Italia, una delle destinazioni più desiderate al mondo, con milioni di visitatori ogni anno, diventa sempre meno attrattiva per chi lavora nel turismo. Una frattura che crea sempre più distacco tra domanda di lavoro e capacità di risposta delle aziende.

È il dato che emerge da un’analisi, condotta su un campione di 2.260 candidati, dall’Osservatorio Guru Jobs 2025: tra tutti gli intervistati il 10,4% dichiara apertamente di voler cambiare lavoro, mentre una quota molto più ampia vive una condizione di insoddisfazione latente. A essere più insoddisfatti sono proprio i lavoratori della Gen Z (58,8%) e i Millennial, (41,2%), che lamentano contesti lavorativi poco strutturati, poco chiari e senza prospettive.

UN BUON CURRICULUM NON BASTA PIÙ

Mentre il mercato dell’offerta turistica è in competizione per attrarre sempre più persone, non clienti, il mondo del lavoro si limita a offrire ancora solo personale tecnicamente preparato e non si preoccupa abbastanza di intercettare competenze più legate a soft skill come gestione dello stress, capacità relazionale e attitudine alla vendita, elementi determinanti in un settore ad altissima intensità emotiva.

“Competenze” che un recruiting basato su annuncio, curriculum e colloquio non è in grado di evidenziare, così come non considera che per molti, il 23,8% dei candidati, è la crescita personale la prima motivazione espressa, contro il 15% che indica quella economica.

Questi indicatori ridefiniscono completamente le leve di attrazione e posizionamento delle aziende, e allo stesso tempo, l’analisi evidenzia criticità diffuse nelle competenze attitudinali, nell’organizzazione e nella vendita assistita. Competenze che nel turismo moderno incidono direttamente su esperienza cliente e fatturato, generando forti differenze di performance tra profili con esperienza simile e alimentando un turnover che non è fisiologico ma sistemico, costruito da errori di selezione e gestione.

Il risultato è un ciclo continuo di inserimenti, formazione e perdita di personale che impatta sulla produttività, sul clima aziendale e sulla qualità del servizio, con costi invisibili che superano quelli diretti e rallentano la crescita delle imprese, mentre il talento migliore resta spesso fuori dai radar perché già occupato o non attivamente in cerca, rendendo inefficace ogni approccio passivo basato sull’attesa delle candidature .

Il quadro che emerge dall’analisi dell’Osservatorio Guru Jobs è netto: il turismo italiano non ha una crisi di personale, ha una crisi di modello, e finché continuerà a cercare talenti con strumenti e logiche del passato, continuerà a perdere competitività in un mercato che nel frattempo è già cambiato.

In questo quadro il recruiting richiede sistemi di attrazione, selezione basata su dati attitudinali e ambienti organizzativi capaci di trattenere le persone, con un focus su leadership, chiarezza e percorsi di crescita, elementi oggi decisivi per la sostenibilità del settore.

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