Marriott alza le stime, ma il Medio Oriente frena

Marriott alza le stime, ma il Medio Oriente frena
05 Agosto 10:39 2026

Marriott International archivia il secondo trimestre 2026 con una crescita dei ricavi e della redditività, sostenuta dalla domanda nordamericana, dal segmento luxury e dall’espansione del network. Il gruppo ha inoltre rivisto al rialzo le previsioni per l’intero esercizio.

Sul quadro complessivo pesa però la forte contrazione registrata in Medio Oriente, che ha frenato il RevPar internazionale e indotto Marriott a formulare previsioni prudenti per il terzo trimestre.

Ricavi in crescita del 5%

Tra aprile e giugno, i ricavi sono saliti del 5%, raggiungendo 7,07 miliardi di dollari, mentre l’utile netto è rimasto sostanzialmente stabile a 766 milioni. Su base rettificata, l’utile netto è invece aumentato da 728 a 844 milioni di dollari e l’Ebitda adjusted è cresciuto del 13%, a 1,59 miliardi.

L’utile rettificato per azione, pari a 3,19 dollari, ha superato le attese degli analisti, mentre i ricavi sono risultati leggermente inferiori alle previsioni del mercato.

RevPar globale a +3,4%

Il RevPar globale è aumentato del 3,4% a cambi costanti. La crescita è stata trainata da Stati Uniti e Canada, dove l’indicatore è salito del 5%. Nei mercati internazionali, il RevPar è invece diminuito dello 0,5%.

La flessione deriva soprattutto dalla regione Emea, dove il RevPar è sceso di oltre il 5%. Alla crescita registrata in Europa si è contrapposto il crollo del 43% in Medio Oriente, conseguenza della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, della riduzione dei collegamenti aerei e dell’indebolimento dei flussi verso la regione.

Positivo, al contrario, l’andamento dell’Asia-Pacifico, esclusa la Cina, con un incremento superiore al 5%, mentre la Greater China ha registrato una crescita di oltre il 3%, sostenuta dal lusso e da destinazioni come Hong Kong, Taiwan e Hainan.

Il lusso sostiene il Nordamerica

In Nordamerica, continua ad ampliarsi il divario tra la fascia alta del mercato alberghiero e i segmenti maggiormente sensibili al prezzo. Il RevPar del portafoglio luxury di Marriott è cresciuto del 9,1%, confermando la maggiore resilienza della clientela ad alta capacità di spesa. Alla domanda hanno contribuito anche la stagione estiva e i flussi turistici legati ai Mondiali di calcio.

Il dato conferma una tendenza già evidente nel mercato alberghiero internazionale: il segmento del lusso continua a mostrare una maggiore capacità di sostenere l’aumento delle tariffe, anche in presenza di un contesto economico e geopolitico incerto.

Crescono le fee e il modello asset-light

Per operatori e investitori alberghieri, uno degli elementi più significativi della trimestrale riguarda la crescita delle commissioni. Le franchise e base management fee sono aumentate del 14%, raggiungendo 1,37 miliardi di dollari. Le incentive management fee sono salite del 6%, a 212 milioni, nonostante la debolezza dell’area Emea.

I dati confermano l’efficacia del modello asset-light adottato dalle grandi catene internazionali: la crescita del sistema e dei ricavi da fee può procedere più rapidamente rispetto agli investimenti diretti in immobili. Per i proprietari indipendenti, la forza commerciale dei brand, la distribuzione globale e l’accesso ai programmi fedeltà restano quindi tra i principali fattori che alimentano affiliazioni e conversioni.

Pipeline record

Nel trimestre, Marriott ha aggiunto circa 17.900 camere nette, di cui circa 11mila al di fuori di Stati Uniti e Canada. A fine giugno, il sistema comprendeva oltre 10mila strutture e quasi 1,814 milioni di camere. La crescita netta del numero di camere rispetto a un anno prima è stata del 4,5%.

La pipeline ha raggiunto un nuovo record: 4.186 progetti per circa 629mila camere, quasi il 7% in più rispetto al secondo trimestre 2025. Oltre 279mila camere, pari al 44% della pipeline, risultavano già in costruzione o in fase di conversione. Più della metà dei progetti si trova nei mercati internazionali.

La centralità delle conversioni

Le conversioni rappresentano ormai una componente strutturale dello sviluppo: nel primo semestre, hanno generato oltre un terzo dei contratti firmati e il 40% delle aperture. È un’indicazione rilevante per il mercato europeo, caratterizzato da un’elevata presenza di hotel indipendenti e da tempi spesso lunghi per la realizzazione di nuove costruzioni. La riconversione di strutture esistenti consente infatti alle catene di aumentare più rapidamente la propria distribuzione, mentre offre agli albergatori accesso a tecnologia, canali commerciali e programmi loyalty globali.

Il gruppo prevede comunque che la crescita netta delle camere nel 2026 si collochi nella parte bassa della forchetta compresa tra il 4,5% e il 5%, anche a causa dei ritardi nei cantieri del Medio Oriente.

Marriott Bonvoy supera i 295 milioni di iscritti

Un altro pilastro della strategia è Marriott Bonvoy, che ha superato i 295 milioni di iscritti. Il gruppo ha inoltre rinnovato gli accordi di lungo periodo negli Stati Uniti con JPMorgan Chase e American Express per le carte co-branded. Oltre a generare ricavi diretti, l’ecosistema loyalty permette alla catena di sostenere la domanda, rafforzare la relazione con il cliente e indirizzare prenotazioni verso i canali proprietari.

Marriott alza la guidance

Grazie ai risultati del trimestre e alla solidità della domanda in numerosi mercati, Marriott ha rivisto al rialzo le previsioni per il 2026. Il gruppo si attende ora una crescita del RevPar globale compresa tra il 3% e il 3,5%, contro il precedente intervallo del 2-3%. L’Ebitda adjusted dovrebbe attestarsi tra 5,97 e 6,03 miliardi di dollari, mentre l’utile rettificato per azione è previsto tra 11,64 e 11,81 dollari.

Più cauta la prospettiva sul terzo trimestre: l’utile rettificato per azione, stimato tra 2,74 e 2,82 dollari, è inferiore alle attese degli analisti.

L'Autore

Patrizio Cairoli
Patrizio Cairoli

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