Ospitalità, lusso tra nani e giganti

Ospitalità, lusso tra nani e giganti
12 Ottobre 07:00 2022 Stampa questo articolo

L’hôtellerie a 5 stelle gode di buona salute. «C’è grande attenzione al segmento del lusso. L’incremento delle tariffe non spaventa il mercato e il settore – spiega Giorgio Ribaudo, managing director di Thrends – Anzi, l’Italia è una destinazione che distribuisce ancora molto valore nel settore del lusso».

L’occasione per fare il punto è stata la Luxury Hospitality Conference di Milano organizzata da Teamwork Hospitality. Secondo il manager, si registra molto più consolidamento rispetto al passato, con tanti Gruppi che stanno crescendo nel lusso, anche nazionali. Il numero delle strutture è in costante aumento, anche di medie o piccole dimensioni.

La ricerca di Thrends svela che pur detenendo solo il 4% delle camere, il segmento raggiunge il 19% del fatturato di tutto l’alberghiero italiano totalizzando circa 21 miliardi di euro. Le camere a 5 stelle nel Belpaese sono 44mila e 650 gli hotel 5 stelle – con Toscana, Lazio, Campania, Veneto e Lombardia nella top five delle regioni – con una crescita del 5% all’anno rispetto al 2013. E il trend sembra non arrestarsi. Complici probabilmente anche gli stop dovuti alla pandemia, nel corso del 2022 c’è stata un’accelerata con la previsione di raggiungere 60 nuove aperture deluxe.

E in termini di brand a contendersi il primato in Italia sono in quattro: Nh Collection, Rocco Forte, Baglioni e Belmond, ciascuno con otto strutture. L’ospitalità top di gamma europea, e dunque anche italiana, potrebbe beneficiare anche di una tendenza evidenziata oltreoceano da Ted Teng, ex presidente & ceo di The Leading Hotels of the World: «L’hospitality Usa vive un declino che la crisi Covid non ha fatto che accelerare. Il motivo? Non stiamo registrando la carenza di lavoratori, ma manca una vera visione di lungo termine».

Questo, per l’esperto, si può ascrivere a un elemento comune al settore oltreoceano. «Molti owner sono istituzionali. Nei loro investimenti non agiscono come farebbero gli albergatori, guardando al lungo termine. Fondi e private equity hanno piuttosto in mente profitti short term, investono per un ritorno in 3-5 anni. Anche se ovviamente ci sono le eccezioni».

Ecco, quindi, che le potenzialità in mano all’hôtellerie europea per attrarre i viaggiatori di lusso americani sono alte, perché possono far vivere loro un’esperienza migliore di quella che avrebbero in patria, sostiene il manager. «Gli albergatori europei hanno più potere in termini di pricing, e più opportunità per far crescere il business, intercettare più americani, ma anche prepararsi a quelli asiatici quando torneranno a viaggiare. E probabilmente si continuerà ad avere un sostenuto traffico regionale».

Ma attenzione, non basta mantenere alti gli standard. Questi sono diventati ormai delle commodities. Adesso il vero lusso è personalizzare il servizio, far sentire unico ciascun ospite, con standard quasi “ad personam”.

Aumenta, così, l’interesse per alberghi a misura d’uomo, esperienze, boutique hotel. «Le strutture di alta gamma e piccole dimensioni sono come le nostre case e noi abbiamo l’obbligo di conoscere chi ci fa visita – afferma Samy Ghachem, managing director di Sereno Hotels – Chiedo e spero che lo staff conosca bene i nostri ospiti». E l’esperienza alberghiera deve essere ben amalgamata al contesto, dice riferendosi per esempio a “Il Sereno” sul Lago di Como: qui il design contemporaneo si integra con l’ambiente e con la guest experience.

L'Autore

Mariangela Traficante
Mariangela Traficante

Guarda altri articoli