È Rimini a salire sul gradino più alto del podio nell’overtourism italiano quest’anno. Secondo l’osservatorio di Demoskopika, la popolare località romagnola primeggia con 17mila presenze turistiche per km quadrato, un valore che rappresenta una delle concentrazioni urbane più elevate in assoluto.
Subito dietro figurano Venezia, Bolzano, Livorno, Napoli, Milano, Trento, Roma, Verona e Trieste. A complicare il quadro di un turismo da bollino rosso per presenze di ospiti, uno studio europeo della piattaforma Jb.com pubblicato a giugno 2026 su Euronews, che colloca l’Italia fra i tre Paesi con la reazione anti-turismo più intensa del continente, insieme a Spagna e Francia.
Non a caso ha destato scalpore la notizia che a Venezia il nuovo sindaco ha appena annunciato la proposta di portare il ticket d’ingresso fino a 50 euro nelle giornate più critiche.
L’Indice Complessivo di Sovraffollamento Turistico (Icst) – adottato dalle società di ricerca europee – non si basa su un unico numero, ma su cinque variabili che misurano il peso reale del turismo su un territorio: densità turistica, densità ricettiva, intensità turistica, tasso di utilizzazione lorda delle strutture ricettive e quota di rifiuti urbani attribuibili al settore.
Incrociare questi indicatori permette di distinguere situazioni strutturalmente diverse: una città può avere molti turisti in termini assoluti, ma distribuirli su un’area vasta, oppure concentrarne una quantità enorme in pochi chilometri quadrati.
È bene anche precisare che questo strumento esclude escursionisti e pernottamenti nelle seconde case, categorie non quantificate dalla statistica ufficiale. La pressione reale sui territori risulta quindi sistematicamente sottostimata.


