Se il caro fuel uccide le piccole compagnie aeree

Se il caro fuel uccide le piccole compagnie aeree
24 Marzo 11:37 2026

Si chiama effetto a cascata e per tre compagnie aeree può essere letale. Il binomio guerra nel Golfo-caro carburante rischia di far alzare bandiera bianca a Eastern Airways, Royal Air Philippines e Spirit Airlines, alle prese con una situazione già precaria.

Insomma, per un vettore in amministrazione giudiziaria – scrive il Sole 24 Ore – diventa complicato presentare un piano di ristrutturazione e la carenza di jet fuel, con conseguente impennata dei costi, può essere la mazzata definitiva. E confidare in un intervento esterno, e quindi in un’acquisizione, in questo delicato momento storico diventa un’utopia.

Prendete l’americana Spirit Airlines, in amministrazione fallimentare due volte in un anno. Lo status della compagnia è inequivocabile: l’aumento del prezzo del carburante renderà ancora più difficile l’uscita dal “Chapter 11“.

Perché è chiaro che il quadro attuale è difficile per tutto il settore, ma a pagare il dazio più pesante sono soprattutto le compagnie più piccole, considerando che si allontana la prospettiva di un cessate il fuoco a breve in Medio Oriente. Secondo Fitch Ratings, infatti, “stanno attraversando difficoltà finanziarie a causa degli elevati costi operativi” e di questi il carburante ne costituisce una fetta che va dal 25% al 35%.

ROYAL AIR PHILIPPINES

Royal Air Philippines, la compagnia nazionale delle Filippine, è stata obbligata a cancellare tutti i voli commerciali entrando in amministrazione giudiziaria: a terra sono rimasti fra i 3.000 e 4.000 passeggeri. “Stiamo lavorando per effettuare i rimborsi e speriamo di riprendere i voli in una data futura non ancora specificata”, si legge sul sito ufficiale del vettore, che continua a operare i collegamenti cargo.

EASTERN AIRWAYS

La compagnia regionale inglese Eastern Airways è già in amministrazione giudiziaria e lo scorso anno aveva cancellato tutti i voli dopo 28 anni di attività: prima della crisi operava servizi da diversi aeroporti del Regno Unito verso l’Irlanda e l’Europa con circa 200 voli al giorno.

Eastern Airways aveva raggiunto un accordo con Klm Cityhopper per i voli europei, ma il contratto non era stato rinnovato. Così l’amministratore giudiziario, nominato dal tribunale, aveva dichiarato: «Saremmo lieti di ricevere manifestazioni di interesse da parte di potenziali operatori alternativi o di chiunque possa essere interessato agli asset sottostanti». Finora nessuno si è fatto vivo. E con questi chiari di luna è roba da Mission Impossible.

SPIRIT AIRLINES

Per quanto riguarda Spirit Airlines, scrive ancora il Sole 24 Ore, “il piano di ristrutturazione presentato in Tribunale dall’amministratore delegato prevede la riduzione drastica dell’operatività e una flotta di un’ottantina di aerei rispetto ai 230 prima della crisi. Nella lista delle potenziali soluzioni anche la cessione del vettore, ma la volatilità dei prezzi del carburante sta sollevando dubbi sulla riuscita dell’operazione: se il costo del dovesse rimanere elevato, il vettore avrà meno possibilità per competere con i suoi rivali in termini di prezzo dei biglietti aerei, soprattutto perché le compagnie di tutto il mondo stanno già aumentando le tariffe per difendere i margini”.

IL MONITO DI IATA

Il prezzo del jet fuel sale e la sua disponibilità è sempre più a rischio dopo gli attacchi alle raffinerie. Così è arrivato il monito del direttore generale di Iata, Willie Walsh: se la guerra dovesse continuare, le compagnie saranno costrette a ridurre la capacità per la mancanza di carburante.

E i primi effetti sono già evidenti in Birmania, dove alcuni vettori hanno sospeso temporaneamente i voli nazionali per la carenza di kerosene. Sta invece salendo la domanda per i voli di Kenya Airways: il load factor – il fattore di riempimento degli aerei – è passato quasi al 100% dal 70% di gennaio, anche se ci sono scorte di carburante per 56 giorni e la compagnia sta facendo sforzi per ottenerne di più dall’India.

Negli Stati Uniti United Airlines ha deciso di ridurre i voli meno redditizi nei prossimi due trimestri, anche se la forte domanda di viaggi ha consentito ai vettori Usa di aumentare le tariffe. Iag, il Gruppo che controlla British Airways e Iberia, non ha alcuna intenzione di aumentare subito i prezzi dei biglietti, poiché aveva coperto gran parte del suo carburante.

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