Aeroporti Ue, tremano i conti: allarme Boston Consulting

Aeroporti Ue, tremano i conti: allarme Boston Consulting
15 Aprile 11:00 2026

I conti negli aeroporti europei cominciano a non tornare più ed è sofferenza finanziaria: scali sempre più pieni, non significa che siano automaticamente più redditizi. A distanza di pochi anni dalla ripresa del traffico post pandemico, il settore aeroportuale Ue – secondo lo studio European Airports Add New Routes to Value Creation, condotto dal Boston Consulting Group (Bcg) in collaborazione con Aci Europe – si trova infatti a gestire un paradosso: volumi in crescita, ma margini sotto pressione e prospettive di lungo periodo più incerte. Di conseguenza sorge un problema serio legato all’effettivo valore per passeggero dell’attività operativa prodotta dal sistema aeroportuale.

Gli oltre 50 aeroporti principali nel vecchio continente, prima del 2020, vivevano un periodo florido, trainato dalla crescita del traffico passeggeri e dalla rapida espansione dei vettori low cost. In media, i gestori aeroportuali riuscivano a mantenere margini Ebitda intorno al 45% e a finanziare investimenti significativi in infrastrutture, tecnologia e miglioramenti dei servizi. E il flusso di viaggiatori che prima della pandemia cresceva a un ritmo medio annuo del 5%, da qui al 2043 è destinato a rallentare tra il 2% e il 2,5%. È quanto rileva Boston Consulting, che evidenzia come a incidere su questa frenata ci sia l’impatto combinato di politiche di sostenibilità più stringenti, l’aumento dei costi per le compagnie aeree e una maggiore pressione competitiva, che di fatto sfocerà in un possibile calo del traffico cumulato fino al 10% nei prossimi due decenni, con una conseguente perdita di valore.

«Il sistema aeroportuale europeo – spiega Gabriele Ferri, managing director e partner di Bcg – resta un pilastro fondamentale per la crescita economica e la connettività del continente. Tuttavia, l’aumento del traffico non si traduce più automaticamente in creazione di valore. Pressioni strutturali sui ricavi unitari, incremento dei costi operativi e investimenti necessari per lo sviluppo delle infrastrutture potrebbero mettere a rischio fino a 75 miliardi di euro di Ebitda per il settore nei prossimi vent’anni».

E parallelamente – secondo quanto emerso dalla studio – si indebolisce il legame tra domanda di mobilità e ricavi. I proventi aeronautici per passeggero sono scesi da 18 euro nel 2015 a 14 euro nel 2023 e potrebbero ridursi ulteriormente fino a circa 11 euro entro il 2043. Anche le attività non aeronautiche, come retail e ristorazione, riscontrano difficoltà a causa di modelli commerciali non più allineati all’evoluzione della domanda.

A queste dinamiche si aggiunge l’incremento dei costi operativi, che crescono a un ritmo superiore all’inflazione, trainati soprattutto dal costo del lavoro, dell’energia e dei materiali. Nel lungo periodo, la carenza di manodopera specializzata potrebbe portare i costi del lavoro a circa 15 euro per passeggero entro il 2043.

Il quarto elemento sensibile a possibili criticità riguarda gli investimenti infrastrutturali. Entro il 2030, il traffico passeggeri crescerà di circa 940 milioni rispetto al 2015, mentre la capacità si espanderà solo di circa 350 milioni, ampliando il divario tra domanda e offerta. Allo stesso tempo, diventa sempre più oneroso aggiungere nuova capacità: il CapEx (Capital Expenditure for Passenger) è previsto crescere da 160 euro nel 2025 a 220 euro entro il 2043. Uno scenario, questo, che sta già incidendo sulla redditività e sull’attrattività del settore per gli investitori, con una contrazione evidente dei rendimenti rispetto al periodo pre Covid: prima della pandemia, il comparto generava un rendimento totale per gli azionisti di circa il 15%, ma da allora è diminuito di ben 13 punti percentuali.

Di fronte a queste pressioni, «gli aeroporti – spiega in conclusione Ferri – stanno già reagendo, ponendo crescente attenzione al valore per il passeggero e accelerando sulla trasformazione digitale, priorità per oltre il 60% degli operatori intervistati».

E l’adozione di soluzioni digitali e basate sull’intelligenza artificiale è infatti tra le principali leve di risposta: oltre il 90% dei grandi aeroporti ha già avviato iniziative in questo ambito, con un potenziale miglioramento fino a 3 punti percentuali dell’Ebitda, grazie a una maggiore efficienza operativa e a un migliore utilizzo della capacità esistente.

Accanto alla digitalizzazione, il 90% degli aeroporti di medie dimensioni sta riequilibrando il proprio mix di traffico per ridurre la dipendenza dai vettori low cost e puntando su segmenti a maggiore rendimento, come il lungo raggio e il turismo premium.

Parallelamente, cresce l’attenzione allo sviluppo dei ricavi non aeronautici, attraverso il rinnovamento delle aree retail, modelli omnicanale e offerte personalizzate basate sui dati dei passeggeri.

Queste iniziative, tuttavia, non sono sufficienti se affrontate in modo isolato e lo studio del Bcg si conclude suggerendo un approccio sistemico, che rafforzi la collaborazione tra tutti gli attori dell’ecosistema al fine di sostenere una creazione di valore condivisa e duratura.

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L'Autore

Andrea Lovelock
Andrea Lovelock

Giornalista, esperto di travel industry, docente di Comunicazione turistica. Appassionato di musica e viaggi on the road.

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