Concessioni balneari, l’Ue agirà contro il decreto di proroga

Concessioni balneari, l’Ue agirà contro il decreto di proroga
28 Febbraio 14:13 2023 Stampa questo articolo

Ci si aspetta l’ennesima tegola targata Ue sulla vicenda delle concessioni balneari: dopo che con il decreto Milleproroghe, nei giorni scorsi diventato legge, le concessioni balneari in essere in Italia sono state prorogate fino alla fine del 2024, la Commissione europea lancerà un nuovo pesante segnale.

Il minimo che ci si può aspettare è un’altra missiva, nell’ambito della procedura di infrazione avviata nel dicembre 2020 con una lettera di messa in mora. Quell’azione venne seguita dall’impegno formale, preso dal governo, di mettere le concessioni a gara entro la fine del 2023, ragion per cui la procedura non è passata allo stadio successivo, il parere motivato.

Ora, con il passo indietro fatto con la proroga a fine 2024, probabilmente partirà una seconda missiva, che potrebbe essere una lettera aggiuntiva di messa in mora o un parere motivato (la forma deve ancora essere decisa). La procedura era stata stoppata grazie agli impegni presi dall’Italia, che l’avrebbero portata in linea con il rispetto delle norme Ue, ma ora questo arretramento cambia le cose, dunque la Commissione potrebbe continuare con la procedura, che è particolarmente fondata perché c’è già una sentenza della Corte di Giustizia Ue, che nel 2016 ha stabilito che la prassi seguita dall’Italia di prorogare automaticamente le concessioni in essere è incompatibile con il diritto comunitario.

A questo punto potrebbe delinearsi un’ipotesi abbastanza preoccupante: la Commissione potrebbe quindi decidere di continuare la procedura, mandando di fatto al governo Meloni il chiaro segnale che la questione va risolta, anche perché l’Italia continua a non applicare la sentenza della Corte di Giustizia. Nel 2020 la Commissione aveva sottolineato che la legislazione italiana, che prorogava le concessioni fino al 2033 e vietava alle autorità locali di avviare delle gare pubbliche sulle concessioni in scadenza, violava il diritto Ue, creando incertezza giuridica nel settore dei servizi turistici e scoraggiando investimenti in un settore cruciale per l’economia del Paese, causando oltretutto una “significativa perdita di introiti” per lo Stato italiano.

La procedura di infrazione Ue ha diverse fasi: se il Paese, dopo la lettera di messa in mora e il parere motivato, continua a non conformarsi alla legislazione, la Commissione può decidere di deferirlo alla Corte di Giustizia, anche se la maggior parte dei casi viene risolta prima. Se la Corte stabilisce che il Paese in questione ha violato il diritto dell’Unione, le autorità nazionali devono adottare misure per conformarsi alle disposizioni della sentenza della Corte.

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Andrea Lovelock
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