Crisi d’autunno, allarme cancellazioni tra gli albergatori di Napoli

03 Settembre 07:00 2020 Stampa questo articolo

Napoli, nel mese di agosto,  ha retto ma l’impatto devastante dell’emergenza Covid-19 preoccupa molto gli albergatori per gli effetti nella stagione autunnale. È la lucida analisi di Federalberghi Napoli nel tempestivo bilancio della brevissima stagione estiva. In questo primo consuntivo stagionale, infatti,  l’occupazione camere in agosto nel capoluogo della regione campana si è attestato sul 49% e ha certificato l’inevitabile crollo rispetto allo stesso periodo del 2019 (79%), ma poteva andare peggio viste le premesse del mese di luglio che aveva fatto segnare solo il 30% di occupazione. Ma quel che ora preoccupa gli albergatori napoletani in genere son le notizie negative che arrivano dal mese di settembre, storicamente uno dei migliori dell’anno dal punto di vista turistico, caratterizzato da cancellazioni e poche prenotazioni.

«Stiamo soffrendo molto la quasi totale assenza di turisti stranieri – dichiara il presidente di Federalberghi Napoli, Antonio Izzo – ed una vera ripresa potrà esserci solo quando l’aeroporto di Capodichino tornerà a regime e si riapriranno, in maniera costante, mercati internazionali, in particolare per Stati Uniti, Giappone e i principali paesi europei. Oltre l’80% dei turisti in città sono stati italiani e molti hanno usufruito anche del bonus vacanze, provvedimento che ha riscosso accettabili adesioni, ma per valutarne gli effettivi benefici per il comparto alberghiero, bisognerà aspettare la fine dell’anno».

«La città – prosegue Izzo –  ha vissuto di alti e bassi. Alcune strutture sono riuscite a lavorare abbastanza bene raggiungendo risultati soddisfacenti, visto il periodo, sia in termini di occupazione che di fatturato, ma la maggior parte ha sofferto e continua a soffrire. Le prospettive non sono positive, in particolare nel mese di settembre, a causa di un ritorno di paura per il virus che non invoglia a viaggiare. Sta calando anche il turismo di prossimità. A conti fatti il dato sulla permanenza media (2,4 notti) resta abbastanza buono, ma con bassa occupazione camere incide poco nell’economia delle strutture alberghiere. Offrire sicurezza dal punto di vista sanitario e certezze dal punto di vista economico è l’unico modo per ripartire in maniera organica. Il prossimo obiettivo è il periodo natalizio, ma realisticamente la primavera del 2021 è da individuare come momento di rilancio».

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