Crisi Golfo, l’Ue istituisce l’Osservatorio carburanti

Crisi Golfo, l’Ue istituisce l’Osservatorio carburanti
22 Aprile 11:46 2026

Mappare l’offerta del fuel per il trasporto e le scorte disponibili nell’Ue. Saranno i compiti dell’Osservatorio sui carburanti che verrà istituito dalla Commissione europea, adottando il piano “Accelerate Eu” – probabilmente a maggio – per fronteggiare gli effetti della crisi in Medio Oriente.

“La Commissione – si legge in una nota ufficiale – coordinerà con gli Stati membri i fornitori di carburante e il settore dell’aviazione (aeroporti e compagnie aeree) l’approvvigionamento di carburante alternativo per aerei e proporrà misure per ottimizzarne la distribuzione tra gli Stati membri al fine di garantirne la disponibilità in tutte le regioni e in tutti gli aeroporti”.

IL PIANO

Il piano preannunciato nei giorni scorsi e denominato “AccelerateEu”  – riferisce Bloomberg – fornisce agli Stati membri gli strumenti per “contenere i prezzi dell’energia e affrontare potenziali carenze di carburante, senza compromettere gli obiettivi climatici del blocco o innescare una concorrenza dannosa tra le nazioni. Un obiettivo a lungo termine è quello di elettrificare l’economia per scongiurare futuri choc legati ai combustibili fossili”.

Sebbene la situazione sia meno acuta per l’Ue rispetto alla crisi successiva all’invasione russa dell’Ucraina, che fece impennare i prezzi del gas, rischia di avere una portata ben maggiore in termini di materie prime interessate e impatto sull’economia globale. I governi di tutto il blocco hanno già adottato misure per minimizzare l’impatto dell’aumento dei prezzi su cittadini e imprese.

«Ciò che sempre più persone comprendono rispetto a tre mesi fa – ha dichiarato la Commissaria europea per il Clima, Wopke Hoekstra – è che l’unica via d’uscita è quella di coniugare in modo molto più efficace competitività e indipendenza climatica. Dobbiamo raggiungere l’indipendenza energetica al più presto».

La Commissione coordinerà anche il riempimento dei depositi di gas tra gli Stati membri durante l’estate, ribadendo la flessibilità già prevista dalla legislazione. A lungo termine l’Ue intende intensificare l’elettrificazione dell’economia per allentare la dipendenza dai combustibili fossili sull’intero sistema energetico. Nei prossimi mesi, quindi, presenterà una strategia di elettrificazione e proposte legislative per garantire che l’energia elettrica sia tassata meno rispetto al petrolio e al gas. I leader Ue discuteranno il piano in una riunione a Cipro.

LA QUESTIONE DEI RIMBORSI AEREI

Per i rimborsi aerei, intanto, l’Ue equipara la mancanza di combustibile alle cause di forza maggiore e non concederà il diritto all’indennizzo al consumer per il danno subito. La Cassazione, invece, ha deciso di limitare l’uso della circostanza eccezionale, invocata dalle compagnie per negare il risarcimento totale o parziale del biglietto per i voli in ritardo.

Entriamo ora nei particolari, tenendo però ben presente un punto imprescindibile che esula da questo contesto: nel caso di viaggi organizzati la direttiva pacchetti Ue tutela i clienti. E non è poco.

LA STRETTA DELLA CASSAZIONE SULLE COMPAGNIE

L’ordinanza della Corte di Cassazione 9002/2026, pubblicata il 9 aprile 2026, incide in modo significativo sui diritti dei passeggeri aerei: i giudici spiegano in quali condizioni il meteo avverso non può essere l’unica causa per ritardi di voli superiori a tre ore. Quindi le compagnie devono dimostrare in modo preciso e documentato sia l’impatto dell’evento sia le misure adottate per ridurre il ritardo.

Tutto ha origine da un volo Ryanair Cracovia-Bergamo, atterrato con oltre tre ore di ritardo. La low cost aveva attribuito il disservizio a una “fitta nebbia del mattino” sull’aeroporto polacco, sostenendo che avesse generato una “serie di ritardi a catena”.

Tesi inizialmente accolta sia dal giudice di pace che dal Tribunale in appello, ma ribaltata dalla Cassazione, secondo la quale la nebbia segnalata da Ryanair si era dissolta intorno alle 9:30 del mattino, mentre il volo era programmato nel pomeriggio.

Insomma, nessun effetto domino, ma per non erogare il rimborso le compagnie devono dimostrare l’esistenza di una circostanza eccezionale reale e l’adozione di tutte le misure ragionevoli per evitare o limitare il ritardo. Inoltre, devono essere in grado di ricostruire in modo tracciabile la catena degli eventi, dimostrando che quel problema abbia effettivamente inciso sul volo contestato.

Il verdetto della Cassazione si inserisce nel quadro del Regolamento Ue 261/2004, che prevede compensazioni fino a 600 euro per ritardi superiori a 3 ore, cancellazioni o overbooking, salvo circostanze eccezionali “debitamente provate”.

UE: PER I VIAGGI CANCELLATI RIMBORSATO SOLO IL BIGLIETTO

Discorso diverso per l’Ue qualora il volo non parta perché l’aeroporto non ha cherosene a sufficienza. E nel momento storico attuale sappiamo benissimo che non è un discorso campato in aria.

È vero che la compagnia deve riproteggere il cliente e trovargli un posto su un volo successivo e senza un decollo utile dovrà restituirgli il costo del biglietto, ma non sarà obbligata a risarcirlo per il danno subito a causa della mancata partenza sotto forma di “compensazione monetaria”.

Un assist ai vettori, spiegato a Bruxelles dal commissario Ue al Trasporto sostenibile, Apostolos Tzitzikostas: la carenza di cherosene nello scalo è considerata una circostanza eccezionale, indipendente dalla volontà della compagnia, esattamente come un uragano o un terremoto. Quindi la Commissione Ue esclude la compensazione per il viaggiatore quando il serbatoio è in rosso.

Motivazioni che però non vanno giù alle associazioni dei consumatori europee. In Italia protesta l’Unione Nazionale Consumatori: “La mancanza di cherosene non è sempre una circostanza eccezionale e non assolve la condotta del vettore a prescindere”.

Si profila un’estate rovente sotto questo profilo, ma perché l’Europa ha adottato questa posizione “impopolare”? In un quadro geopolitico già complesso il timore è perdere turisti, soprattutto quelli provenienti dagli Stati Uniti. Un allarme rilanciato anche da Federalberghi.

La realtà, comunque, è che il dollaro debole e l’euro forte hanno provocato un calo delle presenze Usa fin da ottobre 2025 e di nuovo a febbraio 2026. «L’Europa è pronta ad accogliere i visitatori di ogni provenienza», si è affrettato a chiarire Tzitzikostas.

Ma il tema resta aperto, eccome.

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L'Autore

Fabrizio Condò
Fabrizio Condò

Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004

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