L’Arabia Saudita fiuta l’affare Lgbtq+

L’Arabia Saudita fiuta l’affare Lgbtq+
20 Luglio 10:45 2026

Pecunia non olet. Chissà se Mohammed bin Salman, erede al trono e primo ministro dell’Arabia Saudita, conosce il significato della locuzione latina. Di certo, ha lo stesso fiuto per gli affari dell’imperatore Vespasiano, a cui si deve la paternità della celebre frase. Quindi, la recente apertura del Paese verso la comunità Lgbtq+ è solo uno spiraglio per il turismo altospendente, non certo un passo verso i diritti civili. La comunità locale resta senza diritti, ma si chiude volentieri un occhio sui visitatori internazionali, a patto che mantengano le loro preferenze nella sfera privata e mantengano comportamenti in linea con le leggi.

I primi passi di questo (apparente) cambiamento si inserisce nella strategia di sviluppo del turismo prevista dalla Vision 2030 e che assume un’importanza particolare in vista dei Mondiali di calcio del 2034.

Uno dei segnali più evidenti arriva dal settore crocieristico. L’operatore statunitense Vacaya, specializzato in viaggi rivolti alla comunità Lgbtq+, ha programmato per la primavera del 2027 una crociera con partenza da Gedda e arrivo ad Ain Sokhna, in Egitto. L’itinerario, denominato “Arabian Nights”, sarà operato a bordo dello yacht Emerald Kaia e avrà tariffe tra i 9.900 dollari e i 57.000 dollari.

TUTTI BENVENUTI

Il cambio di tono nella promozione della destinazione era già emerso nel 2023. Nelle Faq del portale ufficiale Visit Saudi, alla domanda sull’accoglienza dei viaggiatori Lgbt viene risposto che “tutti sono benvenuti” nel Regno.

La rassicurazione è però accompagnata dall’invito a rispettare la cultura, le tradizioni e le leggi locali. Il portale precisa inoltre che i visitatori non sono tenuti a dichiarare informazioni personali e che la loro privacy sarà rispettata.

VERSO I MONDIALI 20234

Il tema è destinato a diventare ancora più centrale con l’avvicinarsi dei Mondiali di calcio del 2034. Nel corso della candidatura, i rappresentanti sauditi hanno assicurato che i tifosi Lgbtq+ saranno accolti e rispettati durante il torneo.

Nella strategia sui diritti umani presentata alla Fifa, l’Arabia Saudita si è impegnata a creare un ambiente sicuro e inclusivo per tutti i partecipanti. Il documento prevede anche meccanismi di segnalazione attivi 24 ore su 24, piattaforme digitali per denunciare eventuali incidenti e squadre di intervento rapido.

Le rassicurazioni non sono state però accompagnate dall’annuncio di modifiche legislative o di deroghe specifiche valide durante il Mondiale.

NORME RESTRITTIVE

Nonostante i segnali di apertura rivolti ai visitatori internazionali, il contesto giuridico saudita non è cambiato in maniera sostanziale. Le relazioni tra persone dello stesso sesso continuano a essere considerate illegali sulla base della legge islamica e non esistono tutele specifiche contro la discriminazione legata all’orientamento sessuale o all’identità di genere.

Anche l’esposizione pubblica di simboli Lgbtq+, le manifestazioni di affetto e l’attivismo possono comportare rischi. Negli ultimi anni, in occasione di eventi sportivi organizzati nel Regno, alcuni club e federazioni europee hanno invitato i propri tifosi a mantenere comportamenti discreti e a evitare iniziative pubbliche considerate in contrasto con le norme locali.

Le organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno inoltre criticato la candidatura saudita al Mondiale, chiedendo garanzie più concrete non soltanto per i visitatori, ma anche per i cittadini sauditi, i lavoratori migranti e le minoranze.

BOLLA TURISTICA

Lo scenario che si sta delineando ricorda, almeno in parte, quello osservato in Qatar durante i Mondiali del 2022: una maggiore tolleranza nei confronti dei turisti internazionali, soprattutto all’interno di hotel, resort, navi da crociera e aree dedicate agli eventi, senza una parallela liberalizzazione della società e della legislazione locale.

L’Arabia Saudita sembra quindi orientata alla creazione di una sorta di bolla turistica protetta, nella quale i visitatori possano soggiornare senza controlli invasivi sulla propria vita privata, a condizione di mantenere un profilo discreto.

Per il travel trade, questo significa che la destinazione potrebbe diventare progressivamente vendibile anche a segmenti di mercato finora difficili da intercettare. Tour operator e agenzie dovranno tuttavia fornire informazioni chiare ai clienti sulle norme di comportamento e sulle differenze tra l’accoglienza commerciale promessa al turista e il quadro giuridico effettivamente in vigore.

VISION 2030

L’evoluzione va letta all’interno del più ampio progetto Vision 2030, con cui Riad punta a ridurre la dipendenza dal petrolio e a trasformare il Paese in una grande destinazione internazionale.

Il Regno sta investendo miliardi di dollari in aeroporti, compagnie aeree, resort di lusso, destinazioni sul Mar Rosso, infrastrutture crocieristiche e grandi eventi. In questo contesto, un’esclusione esplicita dei viaggiatori Lgbtq+ sarebbe difficilmente compatibile con l’obiettivo di attirare milioni di turisti dai mercati occidentali.

 

L'Autore

Patrizio Cairoli
Patrizio Cairoli

Guarda altri articoli