Pagamenti elettronici a quota 518 miliardi in Italia nel 2025

Pagamenti elettronici a quota 518 miliardi in Italia nel 2025
15 Maggio 08:43 2026

È record nel volume di transazioni effettuate in Italia con la modalità del pagamento elettronico: oltre 518 miliardi di euro nel 2025 secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano. Una riprova che la digitalizzazione  delle imprese cresce con costanti incrementi annuali.

Secondo quanto riportato a margine di un accordo tra Unicredit e Confcommercio Salerno, lo scorso anno oltre l’80% delle imprese con almeno 10 addetti ha raggiunto un livello base di digitalizzazione, ma solo il 38,1% presenta livelli avanzati. Il divario si amplia tra le Pmi e nei territori del Mezzogiorno. Parallelamente, i pagamenti elettronici hanno superato il livello più alto mai registrato di transazioni, confermando una trasformazione ormai strutturale dei sistemi di incasso.

Anche sul fronte ipertecnologico emergono ritardi: l’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale si ferma all’8,2%, ancora sotto la media europea del 13,5%. A questo si aggiunge il tema della protezione: secondo Ivass, nel Sud Italia la diffusione delle coperture assicurative resta inferiore rispetto al resto del Paese, soprattutto per i rischi operativi e digitali.

Ma la crescita del mercato digitale impone nuove regole e tutele per rafforzarne la qualità e la sicurezza: da qui l’iniziativa di Unicredit-Confcommercio che punta a sostenere la diffusione dei pagamenti elettronici e dei servizi digitali tra le imprese locali, affiancandoli a strumenti di protezione e gestione del rischio.

«Qualità del digitale e gestione del rischio – osserva Ferdinando Natali, regional manager Sud Unicredit – sono la nuova frontiera. Il percorso di digitalizzazione delle imprese è ormai avviato, ma il tema oggi è la qualità di questo processo. Pagamenti elettronici, gestione dei dati e nuovi strumenti tecnologici richiedono un’evoluzione parallela nella capacità di presidiare i rischi. Rafforzare questi elementi significa sostenere la competitività reale delle imprese, in particolare nei territori dove il divario resta più marcato».

  Articolo "taggato" come:
  Categorie

L'Autore