Una bocciatura dietro l’altra. E ora l’Ue chiede indietro 12 milioni di euro. Tempi duri per il Ponte sullo Stretto, che incassa un altro parere negativo, sul piano economico-finanziario, dall’Autorità di regolazione dei trasporti, che ha sollevato dubbi su tariffe e pedaggi.
Non solo. La società Stretto di Messina, che aveva ricevuto la somma dall’Unione europea per la progettazione dell’opera, dovrà restituirla proprio a causa dei ritardi.
LE OSSERVAZIONI DELL’AUTHORITY
L’Autorità ha sollevato la questione dei costi di gestione, spiegando che il piano per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, “pur potendosi considerare adeguato nell’attuale fase di impostazione e avvio del progetto”, richiederà l’introduzione o il rafforzamento di alcuni presidi.
I numeri hanno un peso. Per essere considerata economicamente autosufficiente, infatti, l’infrastruttura dovrebbe essere attraversata ogni anno da oltre 10 milioni di autovetture. E in base ai calcoli del governo, la gestione della manutenzione ordinaria e quella straordinaria sarebbero state interamente coperte dalle tariffe.
Il ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini, mentore del progetto, aveva ipotizzato tariffe di 10 euro circa per auto, mentre l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, aveva teorizzato un pedaggio tra i 4 e i 10 euro.
Da quello che si legge nel testo, invece, ci dovrebbero essere variazioni tariffarie dal 2034 al 2063. Emerge così un pedaggio medio annuo a veicolo che solo nel primo anno di apertura dovrebbe ammontare a 27,4 euro e salire del 2% annuo fino a 48,7 euro nel 2063.
IL PONTE, TRA RILIEVI, REAZIONI E SLITTAMENTI
Incassato un punto a favore con la conversione in legge del decreto commissari, il Ponte aveva visto una parte delle risorse cambiare strada, con slittamento del cronoprogramma. Per no parlare dei rilievi mossi a più riprese dalla Corte dei Conti.
All’attacco il deputato di Avs, Angelo Bonelli, che ha definito la struttura “una piramide rovesciata pagata con soldi pubblici”.


