Sos lavoro nel travel: “Verso i 200mila posti vacanti”

Sos lavoro nel travel: “Verso i 200mila posti vacanti”
17 Aprile 10:35 2026

A.A.A. competenze cercasi. Entro dieci anni il settore turistico si ritroverà con oltre 200mila posizioni scoperte, quasi la metà di quei 470mila posti di lavoro vacanti che si paleseranno in tutto il terziario. È il preoccupante scenario delineato dalla ricerca di Confcommercio su “Competenze, innovazione e fabbisogni nel terziario italiano”, realizzata in collaborazione con l’Università di Roma Tre.

Un deficit che rivela un problema strutturale derivante da fattori incidenti come demografia, innovazione e trasformazione del lavoro e dei consumi. E l’aspetto che deve far riflettere imprese e istituzioni è che non sarà sempre più solamente un gap di quantità ma di “giusto profilo” in quanto già oggi il 70% delle posizioni scoperte dipende dalla carenza di candidati e il 30% dalla mancanza di competenze, fattore quest’ultimo che fra dieci anni salirà fino a quasi il 45%.

Ed è proprio il turismo l’epicentro di questo gap occupazionale in quanto – sempre secondo lo studio – Entro il 2036 l’aumento della domanda di lavoro nel comparto sarà del +73% e si verificherà proprio quando i ruoli all’interno della filiera turistica diventeranno più ibridi ovvero un mix digitale+relazioni con il cliente. Il tutto in un quadro occupazionale fortemente caratterizzato da precarietà e turnover.

Nel dettaglio, poi, lo studio rileva che il disallineamento tra le competenze richieste e quelle disponibili crescerà per diplomati e università (fino a oltre il 90% per le lauree triennali e magistrali), mentre gli Its – Istituti Tecnologici Superiori, con un mismatch che resterà molto più contenuto (intorno al 23-25%), si confermano il canale formativo più vicino ai fabbisogni delle imprese.

Da notare che aumenteranno anche i rapporti di lavoro fragili, con oltre 70mila cessazioni nei primi sei mesi (+45%) e crescita delle dimissioni (+65%) e dei mancati rientri al lavoro (fino al 27%), mentre l’obsolescenza delle competenze rischia di ridurre la produttività fino al 15%.

Per contrastare questo declino di professionalità e specializzazioni Confcommercio indica passaggi obbligati quali il rafforzamento degli Its, la revisione dei precorsi universitari in linea con il mercato, il potenziamento dell’orienteering e della collaborazione strutturata tra scuola e imprese.

È una sorta di “avviso ai naviganti” con avvertenze per tutti gli attori in campo, perché ogni soggetto è chiamato a fare la propria parte: le imprese devono riprogettare i ruoli, investire nel capitale umano, attuare un’efficace integrazione Ai, sviluppare una seria e mirata formazione continua, mentre le istituzioni son chiamate a realizzare programmazioni a lungo termine e attuare politiche per accompagnare le trasformazioni del lavoro.

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L'Autore

Andrea Lovelock
Andrea Lovelock

Giornalista, esperto di travel industry, docente di Comunicazione turistica. Appassionato di musica e viaggi on the road.

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