Stagionali, se il decreto salva il reddito di cittadinanza

Stagionali, se il decreto salva il reddito di cittadinanza
13 Giugno 12:46 2022 Stampa questo articolo

Contratti stagionali da sommare al reddito di cittadinanza per colmare, almeno in parte, la mancanza di personale nel turismo e nella ristorazione in questa estate che si prospetta da record per presenze di ospiti italiani e stranieri. È quanto riportato dai media economici: prende forma, così, un’ipotesi di proposta ibrida che il ministero del Lavoro starebbe vagliando insieme a quello del Turismo, alla vigilia della convocazione di un tavolo tecnico con le associazioni di categoria, che dalla fine di maggio chiedono a gran voce un intervento risolutore.

Nel dettaglio la formula era stata già ventilata dalla sociologa Chiara Saraceno che evidenziava come fosse penalizzante il meccanismo di cumulo tra reddito e lavoro. L’ipotesi prevede il taglio dell’assegno di cittadinanza del 60% fino alla soglia di incapienza (ovvero di esenzione fiscale), per consentire il cumulo tra reddito e una percentuale “significativa” dell’eventuale nuova retribuzione: un meccanismo che renderebbe così appetibile un contratto stagionale nel turismo.

In altre parole, con questa formula, quei lavoratori che accettassero un contratto di lavoro stagionale non perderebbero l’assegno o comunque potrebbero conservarne una quota-parte da stabilire secondo parametri al vaglio del governo. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando, insieme al collega del Turismo Massimo Garavaglia, starebbero infatti valutando il varo di una sorta di “decreto last minute” per raccogliere le richieste del comparto.

Ma comunque il gruppo di lavoro guidato dalla sociologa Saraceno, stando ai contenuti del suo rapporto trapelati sui media, smentirebbe una correlazione tra posti vacanti e reddito di cittadinanza, come sostengono alcuni operatori del settore (soprattutto della ristorazione) poiché negli ultimi cinque anni le assunzioni stagionali sono risultate sempre in crescita, fatta eccezione per lo stop del 2020. Un dato ben evidente nel 2021, quando le assunzioni in commercio, turismo alberghiero e ristorazione sono state quasi 554mila, in linea con il volume di new entry degli anni pre pandemici.

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