È un pressing istituzionale, ma anche mediatico, quello esercitato da Iata per protrarre la sospensione dell’Ees System sino all’inizio del 2027, per non rischiare di penalizzare pesantemente il settore aereo nell’area Ue. E i problemi finora non sono certo mancati.
In Europa – ribadiscono i vertici Iata – la competitività aerea è messa a repentaglio da legislazioni, nazionali ed europea, che non aiutano a presidiare il mercato al meglio. Il costo di fare impresa nel settore strategico dell’aviazione commerciale e la complessità normativa sono due voci in costante aumento.
Il grido d’allarme di Iata – enfatizzato in una conferenza stampa tenutasi in formula “ibrida” a Bruxelles – è rafforzato da cifre che l’organismo di rappresentanza di oltre 300 compagnie aeree reputa inconfutabili: a fronte di 15 milioni di posti di lavoro assicurati dal settore in Europa – dove 766 aeroporti commerciali assicurano la connettività aerea a oltre 1 miliardo di passeggeri ogni anno, con un peso specifico del 4,6% sul Gdp dell’Unione – le tante, troppe regole imposte nell’area Ue – prima fra tutte l’Ees – e quelle adottate dai singoli Stati rischiano di compromettere l’efficienza e la redditività del settore, che rappresenta il 4,6% del Pil europeo.
Iata invoca dunque un cambio di passo: la competitività, nell’aviazione commerciale, è una priorità assoluta, ma la realtà del settore va nella direzione opposta: in Europa il costo di fare impresa e la complessità normativa sono in aumento. L’Unione europea ha bisogno di un “effetto Draghi” sulla competitività, non di un effetto frenante sugli investimenti, sulla crescita e sulla connettività.
Nel 2024 – come ha evidenziato Thomas Reynaert, vicepresidente senior per gli Affari esteri — le compagnie aeree europee hanno sostenuto 9,9 miliardi di euro di costi per adempiere alla legislazione europea e nazionale vigente. Una cifra destinata, secondo le proiezioni, a salire a 33 miliardi di euro entro il 2050.
In estrema sintesi, Iata ribadisce la possibilità di una sospensione parziale che dovrebbe rimanere disponibile anche oltre il 6 settembre, almeno sino alla fine della stagione invernale e fino a quando le criticità operative non saranno state concretamente affrontate e risolte.
Nel frattempo, occorre accelerare la fase di pre-registrazione, investire in infrastrutture, tecnologia e personale e rafforzare la collaborazione tra Stati membri, Commissione europea e industria, così da monitorare le prestazioni, individuare le criticità e risolvere i problemi.
Giornalista, esperto di travel industry, docente di Comunicazione turistica. Appassionato di musica e viaggi on the road.
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