Non si torna indietro, cantava Pino Daniele. Se solo avesse potuto immaginarlo, il grande cantautore napoletano ne avrebbe fatto la colonna sonora dell’irreversibile riscaldamento globale, che ha partorito “l’estate più calda in Italia dal 1950: temperatura media di 24,3 gradi (un grado in più rispetto al 2025), il ghiacciaio della Marmolada arretrato di 23 metri in un anno”: parola del Cnr.
Ma, soprattutto, l’Onu ha pronunciato una sentenza inappellabile nel rapporto Unep, il Programma per l’ambiente: entro pochi anni sarà “inevitabile” il superamento della soglia degli 1,5 °C di aumento della temperatura media, rispetto al periodo preindustriale, limite fissato dall’Accordo di Parigi del 2015.
Nello “scenario più ottimistico” si arriverà a 1,8 °C in più prima di poter immaginare una discesa. E pensare che appena due anni fa il Copernicus Climate Change Service aveva già definito quella del 2024 “l’estate più calda di sempre”. Ed era nato il “pool anti-caldo” con cinque città pilota – Budva, Dubrovnik, Lisbona, Imola e Marsiglia – per rinnovare l’offerta turistica nel Mediterraneo e adattarla ai cambiamenti climatici. Come non detto.
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Che indietro non si torna il travel lo ha capito da un pezzo: l’imperativo è guardare avanti e fissare una nuova linea del Piave. Anche perché l’ultimo conto rischia di essere salato per colpa dei danni ambientali, che trascinano a valle economia turistica e infrastrutture. Così, complici l’erosione delle coste e la riduzione del manto nevoso, le perdite dirette, stimate dal Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici, potrebbero toccare quota 52 miliardi.
Il caldo estremo, inoltre, pesa sulle infrastrutture di trasporto e riduce la produttività nel settore dell’accoglienza, configurandosi come un indicatore macroeconomico di rischio per il Pil dei Paesi del Sud Europa.
Nonostante tutto
Dici Sud Europa e dici Italia. E allora andiamo a vedere cosa narra a riguardo il Perception of Climate Index (Pci) di The Data Appeal Company, che ha monitorato la percezione dei turisti non solo nel nostro Paese, ma anche in Spagna, Portogallo, Francia e Grecia dal 2023 fino all’ultima estate.
Ebbene, il Pci medio dell’Italia tra maggio e luglio 2026 si attesta 0,9 punti al di sotto del periodo equivalente del 2025. Punteggio che segnala una percezione e un disagio inferiori rispetto a Spagna o Grecia. E i numeri diffusi dal ministero del Turismo confermano che l’effetto calore non ha influenzato l’estate italiana.
«Nel trimestre giugno-agosto 2026 – ha osservato il ministro Gianmarco Mazzi – con oltre 276 milioni di presenze (5,5 milioni in più del 2025) e 72,4 milioni di arrivi abbiamo registrato una crescita del 2% rispetto al 2025. In relazione al tasso di saturazione Ota, che dà la misura delle prenotazioni di alloggi sulle più grandi piattaforme online di tutto il mondo, l’Italia sfiora il 62%, +14% sul 2025: ben 17 punti sopra la Francia e 7 sopra la Spagna. Conforta anche la crescita di oltre il 6% registrata nei borghi, ovvero l’Italia minore».
E se è vero che le ondate di calore, in base alle previsioni, ci accompagneranno fino a novembre, ne trarrebbero giovamento i mesi di spalla e la destagionalizzazione. Insomma, il grande caldo può addirittura trasformarsi in un alleato per il travel, al quale non mancano mezzi e appeal per attirare soprattutto stranieri da settembre in poi.
Flussi rimodulati
In generale, invece, come reagisce il Vecchio Continente? Preso atto dell’affondo del New Yorker, che si chiede se l’estate torrida del 2026 sarà ricordata come la “fine delle vacanze estive in Europa”, il World Travel & Tourism Council fa notare come le ondate di caldo infernale stiano rimodellando “strutturalmente” i flussi turistici nella regione.
Se infatti l’Europa meridionale e il Mediterraneo restano comunque le mete più ricercate per la spesa turistica complessiva, non c’è dubbio che gli eventi climatici estremi stiano modificando le abitudini dei viaggiatori e la percezione del clima.

Anche così si spiega il boom della coolcation, vacanza in luoghi freschi, che sta conoscendo una crescita esponenziale anno dopo anno. Ormai la montagna è un mood, come i viaggi verso il Nord Europa: Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Norvegia, Finlandia, ma anche Islanda e Alaska per gli altospendenti. Viceversa, i ripetuti picchi di calore stanno intaccando la reputazione di alcune mete storiche, sempre in base ai dati del Pci.
Se i francesi si dimostrano più intolleranti, il mercato britannico manifesta un disagio di breve periodo, mentre gli statunitensi sono più resilienti.
Radicale il cambiamento per le grandi città d’arte – Roma, Firenze e Madrid – dove i flussi turistici non si bloccano, ma le visite ai monumenti vengono riprogrammate all’alba o nelle ore serali.
Sindaci in trincea
Se la rivoluzione termica muta le abitudini turistiche delle grandi città, è il momento di chiamare in causa i sindaci, che chiedono l’adozione di piani climatici nazionali a lungo termine. Ci ha pensato The Guardian, che stima almeno 35.000 morti in eccesso, in Europa, nell’estate delle temperature record.
Lunedì 7 settembre il quotidiano britannico ha pubblicato un editoriale congiunto firmato dal primo cittadino di Milano, Giuseppe Sala, quello di Parigi, Emmanuel Grégoire, e Phoenix, Kate Gallego. Titolo: “We’re the mayors of Paris, Milan and Phoenix. The heat crisis has us all facing the same question”.
Prologo mica male: durante l’estate i sindaci si sono riuniti a Londra per la “London Climate Action Week”, che ha coinciso con una delle ondate di caldo che abbiamo imparato a sperimentare sulla nostra pelle. Così intensa che, ironia della sorte, ha rischiato di compromettere l’intero evento e obbligato gli organizzatori ad annullare più di un convegno.
È in questo contesto che è maturato l’appello di Sala, Grégoire e Gallego: “Ci siamo ritrovati – riporta The Guardian – a cercare riparo e a confrontare le strategie con cui le nostre città si preparano al caldo estremo. Da sindaci ci troviamo di fronte allo stesso interrogativo: come proteggere milioni di persone quando il caldo estremo non è più un evento eccezionale, ma una realtà estiva sempre più frequente?”.
Per provare a dare una risposta hanno evidenziato alcuni punti chiave: 1) Il caldo come crisi politica e sanitaria: i sindaci, cioè, sottolineano come i picchi di calore estivi non debbano più essere considerati un problema individuale – specie per anziani o lavoratori vulnerabili – ma una vera e propria emergenza di salute pubblica che richiede scelte politiche coraggiose e investimenti strutturali.
2) Strategie di adattamento urbano: qui viene descritto l’impegno delle singole città per mitigare l’effetto “isola di calore”. Ad esempio, Milano sta ampliando i programmi Piazze Aperte e Strade Scolastiche, integrando aree più fresche con la piantumazione di alberi, la sostituzione di superfici impermeabili con spazi verdi e la creazione di zone d’ombra. Parigi prolunga gli orari di apertura di parchi, piscine e stabilimenti balneari pubblici. Phoenix istituisce uno dei primi uffici comunali al mondo per la mitigazione del caldo, con un centro di accoglienza climatizzato attivo 24h.
3) Appello ai governi nazionali: Sala, Grégoire e Gallego denunciano il fatto che le città siano spesso in prima linea nel subire gli impatti climatici, ma le ultime a ricevere fondi, poteri e flessibilità dai governi centrali per poter intervenire tempestivamente. «Dobbiamo prepararci e reagire – è l’appello finale – La crisi climatica sta ridefinendo il nostro concetto di normalità. Grazie alla rete C40 Cities, quasi 100 delle più grandi metropoli stanno condividendo soluzioni climatiche a beneficio di residenti e imprese»
L’ombra del Niño
Diciamo la verità; non è che The Guardian faccia molto per tirarci su il morale. Il quotidiano britannico, infatti, ha intervistato la ministra dell’Ambiente, Angela Eagle, che ha esortato i cittadini a fare scorta di cibo e acqua, per poter sopravvivere senza elettricità e acqua corrente.
Il motivo è El Niño, che secondo l’agenzia climatica Onu, rischia di essere il più devastante degli ultimi mille anni e porterà incendi e alluvioni. «Va preso sul serio», ha avvertito Eagle. Difficile che con questi chiari di luna qualcuno la prenda sottogamba.
Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004
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