Napoli, stretta sui b&b del centro storico

Napoli, stretta sui b&b del centro storico
16 Settembre 11:04 2026

Napoli mette spalle al muro i B&B. Nei giorni delle discussioni sull’Affordable Housing Act dell’Ue sugli affitti brevi – bocciato dal ministro del Turismo Gianmarco Mazzi nel vertice con gli operatori – il Comune ha varato a larga maggioranza la delibera 374 che fissa le nuove norme: tetto massimo al 30% nel centro storico, area Unesco, riservando il 70% a uso abitativo. Introdotto, inoltre, l’obbligo del cambio di destinazione d’uso per le strutture ricettive.

La strategia comunale punta anche a distribuire i flussi verso altre zone della città, come Secondigliano, Arenaccia, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio. Insomma, la vera sfida è riuscire a governare il boom, non cancellarlo, è quanto filtra dalla Giunta comunale.

La questione riguarda direttamente la tutela del centro storico, tanto che anche l’Unesco osserva l’evoluzione della vicenda. Nei documenti più recenti sulla gestione dell’area viene richiamata la necessità di regolare affitti brevi e B&B per proteggere la qualità della vita.

Le motivazioni della Giunta

Napoli, questa è la motivazione che ha portato alla norma, sarà così “la prima città ad avere un regolamento contro la turistificazione e l’esplosione incontrollata dei B&B e delle case vacanze in assenza di una legge nazionale”.

Il provvedimento – sottolinea la Giunta guidata dal sindaco Gaetano Manfredi – è “un argine necessario anche contro l’aumento vertiginoso dei prezzi degli affitti, fenomeni che spingono i residenti a lasciare il centro”. In un edificio di dieci appartamenti, ad esempio, solo tre potranno fungere da struttura ricettiva.

La norma, insomma, tutela la residenzialità e risponde a una crisi abitativa avvertita non solo a livello nazionale, ma anche europeo, vedi Barcellona.

«L’obiettivo è una città giusta nella quale sia ancora possibile abitare», sottolinea Laura Lieto, vicesindaca e assessora all’Urbanistica.

Associazioni contrarie

E vissero tutti felici e contenti? Neanche per sogno. La Rete extralberghiera reagisce e Agostino Ingenito, presidente dell’Abbac (Associazione Bed and Breakfast e Affitta Camere), boccia la misura definendola “ideologica” e annunciando il ricorso al Tar.

“Vorremmo vedere i dati precisi, quartiere per quartiere, della crisi abitativa – sottolinea l’Abbac – il provvedimento penalizza le famiglie e i giovani che hanno riqualificato immobili abbandonati o avviato attività grazie ai fondi Invitalia”.

Pollice verso anche da parte di Aigab: «Una vera caccia alle streghe – attacca Mario Morra, referente in Campania – per punire le famiglie napoletane, “colpevoli” di voler integrare il proprio reddito grazie a immobili che possiedono legittimamente. Il tutto a pochi mesi dall’America’s Cup».

«Valuteremo gli atti definitivi anche sotto il profilo della legittimità – prosegue Morra – Napoli è tornata a crescere soprattutto grazie all’ospitalità, che ha rimesso in uso migliaia di immobili degradati e creato lavoro. Tutelare la residenzialità è un obiettivo corretto, ma gli strumenti scelti dall’Amministrazione sono sbagliati. Si mette un vincolo sulla casa di migliaia di famiglie e le istruzioni per rispettare le nuove norme vengono demandate a un atto che ancora non esiste».

Anche perché, osserva, «il provvedimento attuativo e la banca dati richiederanno mesi. Intanto l’offerta di Napoli resta ingessata con il rischio concreto è che una parte dello stock esistente ceda e che l’offerta 2027 risulti più bassa, non più alta. E meno offerta significa più tariffa e domanda spinta sulla provincia. Il provvedimento attuativo va quindi scritto con gli operatori e con i cittadini, con dati verificabili e tempi certi».

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