Viaggi Ue, verso l’addio al tampone?

24 Gennaio 07:01 2022 Stampa questo articolo

Basta un poco di zucchero e la pillola del decreto Sostegni ter va giù. Zucchero che arriva da un’intervista a La Stampa dal ministro del Turismo. Qui, domenica, Massimo Garavaglia ha lasciato presagire una rimozione, a breve, di alcune limitazioni ai viaggi. «Si sta andando verso una nuova fase di allentamento delle misure. All’interno dell’Ue lo stanno facendo altri Paesi come la Spagna, la Francia o l’Irlanda», afferma ricordando la già citata indicazione dell’Organizzazione mondiale della sanità, la quale invita a «eliminare o alleggerire i divieti di traffico internazionale. Restrizioni che non hanno limitato la diffusione della variante, anzi».

Garavaglia torna anche sul tema corridoi turistici, rimarcando come «su oltre 36mila italiani andati all’estero» su rotte Covid free «solo 204 sono risultati positivi da ottobre a oggi, meno dello 0,6%. Sono certo – dichiara – che il ministro Speranza (responsabile della Salute, ndr) aprirà altri corridoi, ma si deve andare comunque verso nuove aperture nel settore dei viaggi».

Ma oltre alla probabile riconferma dei corridoi a fine mese, con in ballo l’estensione di tale modello a Oman, Thailandia e Capo Verde, prende piede in queste ore l’intenzione (ventilata anche da Open, il giornale diretto da Enrico Mentana) di non prorogare oltre la naturale scadenza del 31 gennaio l’obbligo di tampone per chi arriva dai Paesi dell’Unione europea. Misura che dalla sua entrata in vigore ha fortemente scoraggiato il turismo, senza tuttavia impedire la diffusione in Italia della variante Omicron, e che, una volta rimossa, restituirebbe vigore agli spostamenti alleggeriti dallo spettro della quarantena all’estero in caso di positività.

Nel frattempo, anche l’Europa si prepara a un deciso cambio di passo. Bruxelles intende superare il sistema delle mappe di contagio (quella dell’Ecdc, per intenderci, che ora vede tutta Italia in rosso scuro), che resteranno solo a livello informativo. Le restrizioni di viaggio – stando alla raccomandazione concordata dagli ambasciatori Ue in vista del Consiglio affari generali di martedì – non saranno più legate all’aerea di arrivo, ma alla situazione del viaggiatore: vaccinazione, guarigione o test (72 ore per i molecolari, 24 e non più 48 per gli antigenici) e validità dei green pass a 9 mesi. Unici requisiti da cui dipenderanno obblighi di tamponi e quarantena.

Quello del certificato verde è tema ampiamente dibattuto anche nel nostro Paese, dove si starebbe considerando una durata infinita del pass ottenuto con la terza dose. Che sia la volta buona, inoltre, che la stessa Italia, alla stregua dell’Ue, archivi l’ormai vetusto sistema degli elenchi, il cui presupposto di massima è il niet ai viaggi per turismo nei Paesi extra Schengen. L’ultima novità in tal senso è stata la rimozione del travel ban italiano per Sudafrica&Co. Ma l’elenco E, quello dei grandi divieti, nelle fluttuanti intenzioni del ministero della Salute potrebbe sparire solo a metà marzo.

La richiesta di evolversi nella direzione di una maggiore libertà di movimento è reiterata a RaiNews 24 dal presidente Astoi, Pier Ezhaya: «Se andiamo verso un regime di normalità, è necessario che anche le norme siano normali», ribadisce il numero uno dei tour operator con un gioco di parole che suona come un assioma inconfutabile.

Zuccherine prospettive di ripartenza a parte, resta l’amaro in bocca del dl Sostegni liberato venerdì scorso dal governo. Un provvedimento presentato dallo stesso Garavaglia come «un bicchiere pieno a metà» e di conseguenza maldigerito dall’industria turistica. E se per Fiavet, questo decreto «è una grande delusione per tutta la filiera», per Maavi – la più giovane e agguerrita tra le associazioni – non c’è altra strada che «scendere in piazza urgentemente e uniti» a Monte Citorio. Sempre che il governo non sfumi per effetto delle elezioni al Colle e Palazzo Chigi si ritrovi di nuovo senza inquilino.

L'Autore

Roberta Rianna
Roberta Rianna

Direttore responsabile

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